Che cos’è l’amor?

(di Claudia Castellucci) – La domanda rotolava a ritmo di musica nella mia testa, cullata e annebbiata da un calice di Nebbiolo. Color rubino, che è anche il congiuntivo di rubare. Forse perché i rubini si rubano o perché il vino rosso ruba i ricordi dalla cassaforte del controllo e li mette sul tavolo, gioca a carte scoperte.
Non lo saprò mai. Fatto sta che quella sera pensai al tempo che passa, al Nebbiolo che migliora diventando Barolo. A quanto il tempo guarisca le ferite e crei coltelli per riaprirle, a quanto rimpicciolisca tutto tranne gli amori. Il tempo ingrandisce gli amori, è un’enorme lente che cancella le litigate in vacanza, le urla in auto, le porte chiuse. Vede solo la grandezza degli abbracci, le nottate passate a ridere, ad avvinghiarsi, e ridere di nuovo fino alle 7 del mattino. A maledirsi per non aver dormito il giorno dopo. A esserne grati segretamente. Quella dannata lente rende grandi anche le serate sul divano, le cene in terrazza. Persino lo shopping della domenica.
Ecco, che cos’è l’amor allora? È qualcosa che migliora col tempo o è uno di quei prodotti che a lunga conservazione fanno schifo? Tipo il latte UHT. A lunga conservazione non sembra neanche più latte. Anche l’amore a lunga conservazione non sembra neanche più amore?
Avevo sempre vissuto l’amore come il desiderio, il passare del tempo toglieva colore a quel vino che chiamavo passione. Nuovi incontri, una sfida continua a trovare una donna più bella di quella prima. E mi sentii confuso quella sera. Mi sentivo perso in quel calice che conteneva non più vino ma il mare e io ero come Ulisse tra il canto delle sirene, a pensare a quanto, insensatamente, mi mancasse Penelope e i suoi occhi rossi alle 7 del mattino.