Ciclo dei rifiuti, Marchetti (FI): «L’emergenza non rischio ma realtà. La Regione fa filosofia e intanto la Toscana va al tracollo»

FIRENZE – «Altro che rischio, in Toscana l’emergenza rifiuti è ormai una realtà quotidiana per cittadini e operatori del settore. Qualunque tipo di rifiuti si prenda in esame, dai fanghi agli scarti di lavorazione ai solidi urbani, tutto il sistema è alla paralisi»: la constatazione arriva dal Capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale Maurizio Marchetti. «All’indomani del no all’inceneritore di Case Passerini imbandierato dal governatore Rossi per strizzare l’occhio alla Piana fiorentina, dove temeva di sentirsi scivolare via il consenso, noi lo dicemmo subito – ricorda Marchetti – che in assenza di un piano ‘B’ si trattava di una scelta irresponsabile. Nelle stanze della giunta regionale – incalza il capogruppo azzurro – non vogliono nuovi inceneritori ma neppure vogliono dirci, evidentemente perché non ne hanno la più pallida idea, come pensano di condurre a chiusura il ciclo dei rifiuti. Il solo atto concreto è stato il rilascio di autorizzazioni per la riapertura del sito di Scarlino, dove l’impianto però è ormai obsoleto. Questo, anche alla luce dell’annuncio odierno del sindaco di Livorno via social circa la chiusura nel 2021 dell’inceneritore sul suo territorio, avrebbe reso Grosseto e il sud della nostra regione la pattumiera di Toscana. Non funziona mica così. E frattanto che loro fanno filosofia, i toscani affogano nella sporcizia».

La materia è delicata: «Non è possibile governare il sistema rifiuti con questo dilettantismo politico», tuona Marchetti. Che dettaglia così il quadro della situazione: «Lucca e Versilia sono da mesi ostaggio dei miasmi sprigionati dai fanghi, ovunque il ritiro dei rifiuti solidi urbani e degli ingombranti è diventato spesso un azzardo e a tutt’oggi intere filiere produttive come il cartario a Lucca o il tessile a Prato sono prive di sbocco per i loro scarti di lavorazione. Non solo: gli operatori della filiera dei rifiuti, autospurghi in testa, vedono la loro attività alla paralisi per l’incapacità della Regione di mettere in campo, dopo lo stop del Tar lombardo alla dispersione dei fanghi in agricoltura, soluzioni alternative efficaci e tempestive. Intanto una delle conseguenze è che i più spregiudicati scaricano a caso compromettendo l’ambiente molto più di quanto farebbe un impianto di termovalorizzazione, e per di più senza alcun controllo».

Marchetti non fa sconti: «I termovalorizzatori sono indispensabili, ma innanzitutto va fatto un ragionamento di sistema, e poi la scelta deve ricadere sul tipo di impiantistica a bassissimo impatto che oggi le nuove tecnologie ci mettono a disposizione. Si tratta di strumenti all’avanguardia e sicuri, tanto che all’estero ci sono siti di termovalorizzazione anche a ridosso dei centri abitati. Certo – conclude – bisogna investire e far sì che i tempi di realizzazione siano compatibili con quelli dell’avanzamento tecnologico. Sui rifiuti la Toscana non può fare con quel che c’è e il motivo è chiaro: dopo decenni di governo di sinistra, in Toscana non c’è più niente».