Cinema chiusi: “Buio in sala, nella fantasia e nel sogno!”

di ELISA CACCIONI – Un anno fa (se si esclude la breve pausa dei mesi estivi fino a settembre) chiudevano i cinema e il settore cinematografico, ad oggi spossato più che mai, sarebbe dovuto uscire nei prossimi giorni dall’interruzione più drastica mai verificata nella storia della sua attività.
Invece, nel quadro dell’attuale crisi sanitaria, la riapertura di cinema e teatri, prevista dal Dpcm per il 27 marzo, appare sempre più inverosimile.
L’assenza di zone gialle almeno fino al periodo pasquale insieme all’inefficienza del piano vaccinale, ritarda difatti il momento tanto atteso dal mondo della cultura che si rivela ad oggi prematuro.
Gli esercenti, i più lesi oltre ai distributori e ai produttori, si sono dimostrati scettici sulle possibilità reali di guadagno in una condizione regolamentata che prevede solamente il 25% della capienza delle sale e i posti pre-assegnati.
D’altro canto si può dire che la pandemia abbia incalzato un processo già iniziato prima, quello che vedeva i cinema in competizione con le molteplici piattaforme streaming.
La pandemia ha portato le case di produzione a ripensare le strategie di uscita dei nuovi film: in alcuni casi, come per i film di supereroi, c’è stata la scelta di non distribuire su piattaforme attendendo la riapertura delle sale e rispettando così la più redditizia filiera delle medio- alte produzioni che vede l’uscita in Vod successiva a quella in sala.
Tra i titoli più attesi e rimandati, emblematico è stato il caso dell’ultimo episodio della saga di James Bond, No time to die, spostato da novembre scorso ad aprile 2021.
Altri film, come Nomadland, pluripremiato a una cerimonia dei Golden Globe sottotono e in ritardo di quasi 2 mesi, non hanno trovato distribuzione con le sale chiuse e sono stati anticipati su Disney +, astro nascente dello streaming.
Se da una parte si contano almeno 100 film la cui distribuzione è bloccata dall’inizio della pandemia, dall’altra i set cinematografici, grazie ai nuovi protocolli, sono andati avanti generando una grande disposizione di prodotto con il rischio che, all’apertura delle sale, vi sia un ingorgo di moltissimi titoli da allocare.
Mentre abbiamo letto con sconforto della chiusura definitiva dei battenti del Cinema Scipioni, storico cinema d’essai di Roma e culla del cinema d’autore, alcune sale di cinema indipendenti, per mantenere in vita il legame con i propri spettatori, si sono adoperate per offrire le loro pellicole in streaming. Anche gli archivi, come la Cineteca di Bologna, la Cineteca di Milano e la Cinémathèque française hanno aperto le loro piattaforme Vod mettendo a disposizione film rari restaurati.
La possibilità di vedere in streaming persino i festival cinematografici è stato un lusso per tutti gli studiosi di cinema, i giornalisti e i cinefili e ha reso più accessibili quei film d’autore solitamente schiacciati dalla distribuzione in sala dei blockbusters.
Certo è che le piattaforme e lo streaming hanno avuto un ruolo cruciale durante il lockdown e la reclusione domestica e le abitazioni sono diventate luoghi dove tutto è accessibile e a portata di mano.
Di conseguenza, il cinema come luogo, luogo altro e luogo dell’“altrove”, rischia di diventare ulteriormente superfluo.
Se è vero che la fruizione della cultura è sempre più solitaria e meno condivisa, c’è d’altro canto negli spettatori la stanchezza del vedere troppo e il desiderio che il cinema torni ad essere anzitutto evento, rituale condiviso.
Cosa ci ha sottratto la pandemia?
L’oscurità, il buio e il silenzio della sala, l’assenza di distrazioni, la massa (seppure anonima) sono gli elementi che fanno del cinema il luogo magico in cui immergersi, incantarsi e regredire, analogamente a quello che accadeva a ciascuno di noi quando da bambini si ascoltavano le fiabe prima di addormentarsi.
Il graduale distacco dall’identificazione e dal coinvolgimento emotivo che domina la mente dello spettatore per l’intera durata del film e il ritorno alla lucidità una volta uscito dalla sala è riconducibile all’esperienza del risveglio dal sogno quando dall’immersione onirica si torna alla realtà e si verifica solo blandamente nell’esperienza di fruizione della televisione o dello streaming a casa.
La pandemia, prima con la paura e poi con la chiusura dei cinema, ci ha così inevitabilmente privato della fantasia e della capacità di sognare insieme.

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