Una brutale conseguenza della Seconda Guerra Mondiale: “Land of mine” di Martin Zandvliet

0

VIAREGGIO – ( di Lorenzo Simonini ) – Ci sono film che, per qualche motivo ignoto, forse di natura economica, non girano molto nelle sale cinematografiche delle nostre zone. Per trovarli, c’è da andare spesso fuori provincia. Poi, magari, questi film vanno agli Oscar e, forse, sarebbe il caso di rimetterli in circolo, anche se magari sono risalenti a due anni fa, ma in Italia arrivano molto più tardi. È il caso del film di questa settimana, secondo me meritevole, come tanti altri che spero di poter inserire nella nostra rubrica, di avere uno spazio qui a Cinemanews, anche se non è proprio News. In Danimarca, paese da cui proviene questa pellicola, è uscito nel 2015, poi ha girato vari festival portandosi a casa vari premi e la nomination agli Oscar 2017 come Miglior Film Straniero. Il titolo in questione è Land of mine, diretto da Martin Zandvliet, tratto da alcuni eventi realmente accaduti subito dopo la resa della Germania nel Maggio 1945, al termine della Seconda Guerra Mondiale. Ogni guerra si porta con sé drammatici strascichi: basti pensare a quello che accadde qualche mese dopo nel versante dell’Oceano Pacifico tra Stati Uniti e Giappone oppure, per guardare un po’ a casa nostra, alle “marocchinate” che accaddero in Italia e in Germania Meridionale le cui vittime, prettamente donne, bambini e anziani, furono violentate, torturate e uccise dal CEF, quest’ultima una pagina di storia di cui se ne parla molto poco, specialmente a scuola. Tornando al lungometraggio di quest’oggi, Land of mine racconta brevemente la vicenda di uno dei tanti gruppi di prigionieri di guerra Tedeschi, per lo più adolescenti mandati al fronte come carne da macello e senza alcuna esperienza, che fu preso per sminare e purificare le spiagge della Danimarca, paese dove i Tedeschi erroneamente pensavano sarebbe avvenuto lo sbarco degli Alleati. L’esercito danese, senza pietà, adottò questa tattica, inizialmente condivisa dal sergente a capo del gruppo di ragazzi protagonista del film, ma poi egli comprende la brutalità della questione, ritrovandosi diviso tra la dolcezza di quei ragazzi allo sbando, vittime anche loro di una guerra con cui non c’entravano niente e finiti lì per un volere più alto di loro, e la severità di mantenere l’impegno della missione. Un film che ci racconta una pagina di storia non molto conosciuta prima di quest’opera, che porta ad esempio come, in verità, ogni persona sia un caso singolo e che la guerra è mossa da ideali che spesso non ci riguardano. Quegli adolescenti finiti lì forse per puro caso nulla avevano a che fare con la crudeltà di tutto ciò che accadde durante la Seconda Guerra Mondiale, eppure i vincitori li schiavizzarono semplicemente perché Tedeschi, di cui nessuno si fidava più. Eppure il sergente danese inizia a guardare negli occhi quei ragazzi che vorrebbero vivere una vita tutta loro, che vorrebbero ricostruire il proprio Paese su fondamenta migliore fatte di pace e quando le mine, una a una, porta via quelle giovani vite, una stretta al cuore non si può non avere. Il loro unico male è stato di quello di avere la sfortuna di essere stati Tedeschi in un momenti sbagliato della storia. Un film che apre un capitolo della storia umana che merita tanta riflessione, soprattutto dentro le scuole di tutto il mondo. Perché le violenze non furono commesse solo dai Tedeschi e dai loro alleati, ma anche dai vincitori. La Seconda Guerra Mondiale dovrebbe essere un esempio di come la pace merita sempre di regnare su di noi.

No comments

*