Disumanizzare ogni forma di personalità: “The Circle” di James Ponsoldt

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VIAREGGIO – ( di Lorenzo Simoni ) – Bentornati cari followers a una nuova puntata del nostro appuntamento settimanale dedicato a “Cinemanews”. Siamo alla fine di Aprile, ci incamminiamo verso il mese di Maggio, periodo importante per il cinema internazionale in quanto sta per tornare il Festival di Cannes. Questa settimana ancora una volta i social networks al centro dell’attenzione, ma soprattutto dei loro effetti sull’umanità: parliamo di The Circle, il nuovo lungometraggio con Tom Hanks ed Emma Watson, scritto e diretto da James Ponsoldt, tratto dal romanzo omonimo di Dave Eggers del 2013. Una co-produzione tra Stati Uniti ed Emirato Arabi Uniti che porta sullo schermo la spinosa tematica, praticamente sempre sotto i nostri occhi, di come la privacy si sia molto indebolita a scapito dell’ormai forte presenza dei social nelle nostre esistenze, divenendo, di conseguenza, un elemento onnipresente, una sorta di divinità che controlla ed osserva tutto. L’umanità ridotta a una massa, a poco più che una numerazione che schiaccia la profondità della sua sensibilità per dare spazio a un valore quantitativo, una somma di numeri che appartengono a una strategia di potere di livello totalitario. Quanto siamo, ormai, dipendenti da questi canali? Non più piattaforme per socializzare, ma per fare lavoro ed economia. Un’arma a doppio taglio, positiva e negativa, che rende tutto così trasparente, ma contemporaneamente così insignificante. Quale sarà, dunque, questo prossimo futuro? Una domanda che il film riflette e cerca di trovare delle risposte, ma la strada sembra, inesorabilmente, quella di portarci alla cancellazione di qualsiasi forma emozionale che contraddistingue l’umanità. Una sorta di privatizzazione, nel senso che ci viene tolta, quella componente che ci conduce verso una trasformazione in macchine, o meglio in profili social tramite i quali facciamo tutto, anche lavorare e guadagnarsi da vivere, distruggendo la parola “segreto” sul vocabolario, perché in un regime di totalitarismo “social”, ciò che è segreto può essere ritenuto un crimine contro il regime stesso. Una riflessione per niente facile, ma sicuramente da tenere bene in considerazione per quello che sarà il nostro avvenire.

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