Uomo e macchina, un confine sempre più sottile:“Ghost in the Shell” di Rupert Sanders

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VIAREGGIO – ( di Lorenzo Simonini ) – Eccoci a un nuovo appuntamento con la nostra rubrica “Cinemanews”. Questa settimana ci catapultiamo nuovamente nella fantascienza, parlando di un film che segue la linea partendo dall’animazione giapponese per arrivare negli Stati Uniti. Ghost in the Shell, diretto da Rupert Sanders e prodotto da Dreamworks e Steven Spielberg, vede come protagonista Scarlett Johansson, attrice spesso coinvolta in progetti di fantascienza di questo tipo. A completare il cast Takeshi Kitano, Juliette Binoche e Michael Pitt. Una gestazione lunga per questo film, partita dal 2008, anche se il fenomeno di culto era partito già nel 1989 con il manga, seguito dal film d’animazione del 1995. Per quanto la visione si concentri troppo su alcuni aspetti superficiali, anziché cercare di seguire quel filone filosofico che ha molto affascinato gli appassionati, tuttavia interessanti sono alcuni aspetti da evidenziare. L’intelligenza artificiale che sempre più avvicina le persone umane ai robot, confondendo le situazioni, ma anche una visione particolare su come, purtroppo è cronaca attuale, proprio di questi giorni, non sparisce il concetto di guerra, ma quest’ultima si trasforma. Maggiore è una macchina da guerra perfetta, priva di emozioni, ma dagli uomini è impossibile togliere le emozioni. Ecco la sottile differenza che esiste, ma che sta divenendo sempre più labile. Impossibile prevedere il futuro, anche se di esso c’è una sola cosa su cui siamo sicuri: la sua incertezza. E non è un caso che l’unico elemento che divide le due fazioni è proprio ciò di cui la natura fornisce all’uomo per distinguersi dal resto: il cervello. Vista la situazione generale sempre più tesa e preoccupante, iniziamo a metterlo in moto e a utilizzarlo, magari riusciamo a tirar fuori dal nostro ego quello che potrebbe essere considerato il “ghost” interpretativo del film, ossia l’anima. Vedremo che futuro ci aspetterà.

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