Uno specchio d’acqua, entro il quale sono collocate otto colonne irregolari in travertino rosa: il lavoro ideato da Jakob Fenger, Rasmus Rosengren Nielsen e Bjørnstjerne Christiansen – i membri del collettivo danese Superflex – per lo spazio rinascimentale del cortile diPalazzo Strozzia Firenze è un gioco di richiami e metafore. Fino al 2 agosto è possibile ammirare gratuitamente l’installazione site specific “There are other fish in the sea”: il titolo (frase fatta anglosassone che significa sostanzialmente “non siamo gli unici al mondo”) e la loro opera – tutta, da sempre – sono un invito a rivedere le posizioni antropocentriche che da secoli affliggono il pianeta, i cui effetti si stanno materializzando specialmente nei decenni più recenti. Il collettivo lavora da trent’anni insieme collaborando per realizzare opere capaci di sollecitare le coscienze sui temi ambientali e a costruire nuove prospettive relazionali tra le creature viventi.
In questo lavoro in particolare, le colonne sistemate nell’invaso d’acqua, in contrappunto a quelle dell’edificio storico lisce e immutabili, sono superfici accoglienti, porose, adatte allo scambio, che altro non è se non una forma di relazione. Un modo per invitare chi guarda a cambiare prospettiva, e a pensare al proprio fare, in particolare architettonico, come inserito in un orizzonte più ampio, un ecosistema delicato in cui integrarsi e non su cui imporsi. Ancora una volta insomma l’arte diventa azione politica e riflessione filosofica, sollecitando le coscienze di chi osserva a riconsiderare il ruolo dell’umanità rispetto al pianeta.
«A sessant’anni dall’alluvione di Firenze, quest’opera, legata ai temi di ambiente e innalzamento delle acque dovuto all’emergenza climatica diventa particolarmente significativa», ha commentato il curatore e direttore generale di Palazzo Strozzi, Arturo Galansino.
Il colore rosato del marmo – peraltro tratto distintivo dei lavori del collettivo, con l’arancione – con cui sono realizzate le colonne dell’installazione (anche se per modalità e forme ricordano quasi più stalagmiti) è un esplicito richiamo a una specie definita di alghe coralline; l’acqua è l’altro elemento caratteristico del lavoro di Superflex, legato al mare e a quella parte di pianeta che gli esseri umani conoscono così poco eppure riescono a mettere in pericolo. «Abbiamo partecipato a una missione di ricerca nell’oceano pacifico, per tre anni», spiegano gli artisti. «Questo per noi è stato un momento fondamentale per cambiare prospettiva e cominciare a lavorare sull’interspecie, sia etica che architettonica: un modo di osservare il pianeta e la realtà senza mettere l’uomo al centro ma impegnandoci per una transizione in cui la relazione tra gli esseri viventi tutti sia la nuova linea guida, in ogni opera».
Come tanti altri pesci. Opera esposta a Palazzo Strozzi




