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Comunali a Sesto Fiorentino, gli imbarazzi e la candidatura di Damiano Sforzi

Se in città come Pistoia e Viareggio (Lucca) la situazione relativa al candidato del centrosinistra in vista delle comunali è bollente, anche in un’area importante come Sesto Fiorentino (Firenze) il clima politico non è affatto tranquillo. La scelta del candidato sindaco dentro il Pd appare sempre più come una resa dei conti interna e questo scenario potrebbe aprire sviluppi inediti nella corsa alle elezioni amministrative.
Facciamo chiarezza sulla situazione attuale. Secondo quanto emerge dal dibattito interno, il 40% degli iscritti al Pd di Sesto Fiorentino avrebbe preferito come candidata la vicesindaca uscente Claudia Pecchioli, descritta da molti come una figura affidabile e competente, ritenuta capace di competere con buone possibilità di vittoria contro gli avversari. Una scelta che, almeno sulla carta, avrebbe potuto mettere tutti d’accordo.
La realtà però si è rivelata più complessa. Dai vertici del partito e da una parte della maggioranza è stato proposto anche il nome di Giulia Barducci, figlia dell’ex sindaco ed ex presidente della Provincia di Firenze Andrea Barducci. Con il passare dei giorni, tuttavia, ha preso sempre più forza la candidatura di Damiano Sforzi, espressione di Sinistra Italiana e sostenuto anche dal presidente della Regione Toscana Eugenio Giani.
Una candidatura che, se dovesse consolidarsi definitivamente, potrebbe portare al salto delle primarie interne, anche se la lista Ecolò continua a chiederne lo svolgimento. Nel presentarsi ai cittadini sestesi, Sforzi ha già toccato alcuni dei temi centrali del programma politico: urbanistica, tutela del verde, cultura, politiche sociali e sport.
Se questa linea dovesse prevalere, uno degli elementi chiave della coalizione riguarderà la scelta del vicesindaco: l’ipotesi sul tavolo è che la carica possa andare alla forza politica che otterrà il maggior numero di voti all’interno dell’alleanza.
“La candidatura di Pecchioli rappresenta una parte del partito, non è unitaria”, hanno spiegato i fedelissimi di Barducci. Dall’altra parte, però, non mancano le critiche. Alcuni iscritti accusano infatti il gruppo dirigente di aver preso decisioni in modo poco democratico, senza consultare tutte le anime del partito.
Tra i malumori c’è anche chi parla di un eccessivo avvicinamento alla Sinistra Italiana. “Questa candidatura è un appiattimento alla Sinistra Italiana”, racconta qualche iscritto al Pd di Sesto Fiorentino. Il risultato è uno scenario molto simile a quello che si sta vivendo a Pistoia: una parte del partito sostiene un nome, mentre un’altra si colloca su una posizione opposta, più vicina all’area della sinistra e alla logica della coalizione ampia.
C’è poi un ulteriore elemento politico da considerare. A Sesto Fiorentino la coalizione di centrosinistra si presenta con caratteristiche diverse rispetto ai modelli tradizionali, visto che al momento non è presente Italia Viva.
Tutta questa dinamica riporta anche a una questione più ampia: quanto vengono realmente valorizzati i giovani nel Pd toscano? Dal caso di Bernard Dika a Pistoia — campione di preferenze in Consiglio regionale ma poco coinvolto nelle dinamiche delle comunali pistoiesi — fino alla vicenda di Claudia Pecchioli a Sesto Fiorentino, emerge la sensazione che le volontà interne al partito non siano sempre convergenti. Un aspetto che rischia di diventare un limite per un Partito Democratico che, per rafforzarsi a tutti i livelli, dovrebbe puntare con maggiore decisione sulle nuove generazioni.


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