‘Quando conoscerò i tuoi occhi dipingerò la tua anima…’: il genio di Modì celebrato al Jewish Museum di New York

NEW YORK – ( di Eleonora Pieroni ) – Inaugurata lo scorso 15 settembre, domenica 4 febbraio chiuderà i battenti al Jewish Museum di New York la mostra “Modigliani Unmasked”, un’esposizione ricca di pathos che presenta al visitatore il lungo percorso di Modì sul tema dell’identità. Il celebre artista, ebreo sefardita (questo il nome con cui si indicano gli ebrei originari della Penisola Iberica), si trasferì a Parigi nel 1906, le opere di questo periodo descrivono un delicato momento di passaggio per Modigliani, chiamato a difendere le proprie origini ebraiche dagli umori antisemiti che permanevano in Francia dopo l’Affair Dreyfus. Amedeo Clemente Modigliani nasce a Livorno il 12 luglio 1884 da madre francese, Modigliani era l’incarnazione dell’eterogeneità culturale, spesso veniva scambiato per un non ebreo, probabilmente anche per questo, fin da quei primi lavori, egli si interrogò sulla questione dell’identità, affrontata con una ricerca figurativa che diventa evidente in opere quali L’ebrea del 1908. La maggior parte delle 150 opere che compongono la mostra appartengono alla collezione di Paul Alexandre, medico, amico e primo mecenate di Modigliani. Si tratta soprattutto di disegni a matita in bianco e nero dove l’artista sperimenta, con l’affinamento del segno, una sintesi progressiva della forma, per cui il modello si astrae sempre più fino ad arrivare alla produzione di quadri e sculture contraddistinti dalle sue celebri linee longilinee e curve, espressive senza necessità di rifarsi ad alcun modello.

Una mostra quella del Jewish che ha consentito di apprezzare a fondo il lavoro di uno dei più innovativi artisti del Ventesimo Secolo, invitando il visitatore ad interrogarsi, come fece lo stesso Modigliani, sull’essenza dell’identità e sulle tante modalità di mostrarne le sfumature. Il contesto sociale ed artistico della Parigi di inizio secolo giocò un ruolo fondamentale nella formazione di Modigliani, che ebbe modo di respirare a pieni polmoni l’aria delle avanguardie francesi, così come di confrontarsi con le tradizioni figurative africane, greche, asiatiche ed egiziane, restandone affascinato. L’acuta curiosità di Modigliani, figlio di un’educazione classica, risultava continuamente stimolata dal fervore di una città che di lì a poco avrebbe visto fiorire le principali avanguardie artistiche del ‘900. Modigliani assorbiva positivamente il fermento culturale che si respirava tra café e boulevards, che cosi’ tanto strideva con l’idea della purezza razziale che pur in quel periodo si faceva strada anche nella cultura francese. Il suo status di “estraneo” spesso lo costringeva a presentarsi con le parole: “mi chiamo Modigliani, sono ebreo “. Risalgono proprio a quegli anni i ritratti stilizzati e decisi, che sottolineano l’interesse di Modigliani nei confronti della tematica identitaria. Il ritratto inteso come esperienza sull’identità della persona, come non ricordare la celebre frase dell’artista Livornese “Quando conoscerò la tua anima, dipingerò i tuoi occhi”!

Singolare ma non casuale il fatto che la creazione artistica del genio di questo artista Ebreo e Italiano abbia trovato “casa” al Jewish Museum, un centro distintivo per l’arte e la cultura ebraica di tutto il mondo, fondato a New York (1904) proprio negli stessi anni in cui a Parigi la sensibilità di Modigliani si forgiava in arte.  Nei “giorni della memoria” pensare a questi incroci della storia se da una parte mette i brividi, dall’altra apre alla speranza di un futuro migliore, dove tutti sapremo riconoscere il nostro prossimo dagli occhi.

La caratteristica di Modì è quella di aver dipinto donne dall’aspetto elegante, dai colli lunghi e flessuosi, gli occhi sottili e spesso “vuoti”. Famose sono anche le sculture di teste di pietra ed enormi figure di donne intitolate “le cariatidi”. Bello e carismatico, noto anche per la sua passione per le droghe, l’alcol e le belle donne, visse lottando tra la povertà e la follia, in competizione con gli altri artisti del tempo. Gli amici lo ricordano soprattutto per la sua genialità-pazzia artistica e la sua generosità. Jeanne Hebuterne è l’unica donna che riuscì a resistere al suo temperamento istintivo di artista maledetto, lo supportò con infinita devozione e lo amò profondamente fino alla sua morte. Nonostante i tanti flirt, Jeanne fu l’unica donna che Modì amò sinceramente fino alla fine dei suoi giorni, ciò si può vedere dai tanti quadri che la ritraggono e dalle testimonianze dei suoi familiari. Modì muore a Parigi il 24 gennaio 1920 accanto a Jeanne incinta del secondo genito. Poche ore dopo Jeanne al nono mese di gravidanza si uccise suicidandosi.

Mi piace ricordare Modigliani con uno dei suoi aforismi più celebri che accompagnano anche la mia filosofia di vita:  “il tuo unico dovere è salvare i tuoi sogni !”

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