Coronavirus, Stella (FI): “Albergatori non versino imposta di soggiorno di febbraio, è liquidità per pagare stipendi”

Firenze – “I Comuni consentano agli albergatori di non versare l’imposta di soggiorno di febbraio, che dovrebbe essere versata lunedì 16 marzo, consentendo cosi di trattenere l’intero importo che garantirebbe liquidità per pagare gli stipendi. In questo momento così difficile dove molte strutture hanno avuto la totalità delle distende a causa del Coronavirus, ogni aiuto alle attività è necessario per tutelare il posto di lavoro”. È quanto propone il vicepresidente del Consiglio regionale della Toscana, Marco Stella (Forza Italia).
“Le attività hanno soprattutto bisogno di liquidità, essendo venuti a mancare gli incassi e quindi il flusso di cassa – evidenzia Stella -. La prima emergenza è quindi consentire alle imprese di avere liquidi per pagare soprattutto gli stipendi. Nell’attesa nel decreto fiscale del governo che speriamo posticipi tutti i pagamenti che le aziende e le famiglie dovrebbero fare lunedì, crediamo che anche gli enti locali debbano mettere in campo tutte le misure necessarie a sostenere le imprese e le famiglie”.
Dunque, “bene la sospensione della Tari o lo slittamento della Cosap, ma occorre liquidità. Una delle misure – suggerisce Stella – potrebbe essere il riconoscimento di un aggio sulla tassa di soggiorno agli albergatori e ai proprietari delle strutture ricettive, così come stanno pensando anche altri Comuni: si tratterebbe di riconoscere agli operatori un rimborso per il ruolo di riscossione che svolgono per conto del Comune. Che ad oggi non c’è. Ogni turista paga per soggiornare a Firenze una cifra fissa che varia dai 3 ai 5 euro, ogni anno i turisti versano alle strutture ricettive tra i 40 e i 50 milioni di euro che gli operatori girano poi al Comune, senza compenso e spesso sostenendo una commissione legata al pagamento con carta di credito. Agli operatori potrebbe essere riconosciuta una percentuale su quanto incassato per conto dell’amministrazione, tenendo presente l’aggio attivo in altri settori: oggi in Italia, varia dal 3 al 10 per cento, questo sarebbe un aiuto concreto”.

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