“Così rischiamo di cancellare un comparto, la stagione 2020 sarà un massacro, questa è l’unica certezza”

di Michele Montemagni (Presidente Assocamping-Confesercenti Toscana): “Ad oggi non abbiamo ancora i protocolli da applicare per abbattere il rischio di contagio, le informazioni del governo sono vaghe e non abbiamo certezza dei tempi nei quali potremo programmare l’apertura delle nostre attività, quando cioè si potrà tornare a circolare anche per finalità turistica.
Le sole certezze sono: la cancellazione delle prenotazioni da parte degli stranieri; la grande paura degli italiani; la rinuncia di molti ai soggiorni già prenotati; la perdita del lavoro che tutti gli anni si genera con la Pasqua e con i ponti primaverili che segnano l’inizio della stagione estiva.

Gli operatori sono smarriti e confusi dalle notizie spesso contrastanti che vengono divulgate dai canali ufficiali o da esperti in materia e sconcertati dagli annunci di aiuti “prestiti erogati dalle banche” che non si concretizzano nei fatti.

La stagione 2020 sarà un massacro, questa è l’unica certezza.

In questi giorni si sussegue un ciclo vorticoso di tavoli e audizioni mirate a coordinare interventi a sostegno delle imprese che cerco di seguire per quanto posso e devo dire che sta lentamente emergendo nella sua complessità una filiera con altissime professionalità che non dobbiamo e non possiamo perdere.

Certo il mondo e l’Italia non saranno più gli stessi e chi sa quando torneremo a stringerci la mano o se il solco scavato da COVID-19 sarà così profondo da cancellare questa abitudine.

Se non vogliamo perdere quello che abbiamo costruito in generazioni, le prossime settimane saranno decisive e dovremmo immaginare soluzioni straordinarie, c’è bisogno di una visione più amplia che getti le basi alla costruzione di un modello di turismo capace di dare risposte di sistema per affrontare crisi che potranno ripetersi in futuro.

Credo che per attuare un nuovo modello si debba incidere in profondità nel sistema dello Stato e della cultura del nostro paese, riallocando capacità operative e risorse in quei settori che si sono dimostrati inadeguati o carenti, facendo emergere quanto di meglio la nostra ricerca, la nostra industria, l’artigianato sanno esprimere per proiettarci in un mondo in cui la tecnologia svolgerà sempre più un ruolo predominante, un mondo in cui anche i nostri partner europei non si fermeranno ad aspettarci e in cui ci potremmo permettere di sprecare sempre meno risorse.

Ovviamente ci sono delle priorità, in questo momento è fondamentale affrontare l’emergenza sanitaria e di questo siamo tutti d’accordo ma è altrettanto importante concentrarci sul futuro che ci attende e cercare di ottimizzare le risorse perché al contrario la filiera del turismo non riuscirà a salvarsi.

Cosa ci aspetta, le proiezioni sono strettamente legate all’andamento dell’emergenza sanitaria e al termine del lock-down ma i fattori che determineranno il quadro della ripartenza sono noti:

1) Assenza dei turisti stranieri, come già riscontrato dalle disdette arrivate alle strutture ricettive;

2) Rischio contagi da COVID-19 di ritorno;

3) Riduzione giorni di ferie nell’industria e nei servizi per compensare lo stop;

4) Riduzione della capacità di spesa delle famiglie italiane;

5) Stop prolungato per i soggetti più esposti (over 65 e soggetti immunodepressi);

6) Obbligo di utilizzo di mascherine e guanti;

7) Obbligo mantenimento distanze interpersonali che limitano fortemente le attività di intrattenimento e aggregazione;

8) Protocolli per la sanificazione;

Inoltre è importante sottolineare che la crisi finanziaria derivante da COVID-19 ha radici più profonde e si sovrappone alla stagnazione cronica della nostra economia.

In questa situazione per molte imprese non ci saranno i margini operativi per aprire quest’estate, mentre per quelle che decideranno di aprire, nel caso cessi l’emergenza entro giugno, si arriva a stimare cali del fatturato tra il 60% e il 70% rispetto a quello dello scorso anno, naturalmente essendo la stagione estiva non procrastinabile più tardi cessa l’emergenza più aumentano i cali delle attività turistiche.

Le associazioni di categoria hanno presentato le loro proposte già da tempo, adesso devono seguire i fatti, altrimenti si richia che non ci siano più imprese da salvare.”