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Crisi Commercio Pisa: persi 311 negozi dal 2012. I dati Confcommercio

Ogni saracinesca che si chiude definitivamente altera i connotati di una città e Pisa in questo senso sta subendo dei grossi cambiamenti. Secondo l’undicesima edizione dell’Osservatorio della demografia d’impresa realizzato da Confcommercio, Pisa ha perso il 25% dei suoi negozi di vicinato negli ultimi 13 anni. Un dato che si traduce in 311 saracinesche abbassate definitivamente dal 2012 ad oggi, con una media impietosa di 24 chiusure l’anno.
Il calo non risparmia quasi nessun settore, ma alcune categorie sono vicine al dimezzamento. In cima alla lista nera troviamo: ferramenta -47%; edicole -42%; libri e giocattoli: -38%; abbigliamento e calzature -30%; commercio ambulante -22%
Mentre il centro storico mostra una relativa tenuta quantitativa (pur segnando un -18%), è nelle periferie che si registra la crisi più profonda. Per la prima volta, il trend negativo colpisce anche il settore food & beverage fuori dalle mura: i bar in periferia sono diminuiti del 32%, mentre i ristoranti hanno perso il 5% negli ultimi sei anni.
A bilanciare parzialmente il saldo demografico delle imprese è il comparto ricettivo, spinto dal turismo. Se gli hotel restano stabili, le strutture extralberghiere come B&B, case vacanza e residence sono quasi triplicate in 13 anni, confermando la trasformazione di Pisa in una città sempre più a trazione turistica e meno residenziale.
“Questi dati non ci sorprendono, ma ci preoccupano profondamente,” dichiara il direttore generale di Confcommercio Pisa, Federico Pieragnoli. “La concorrenza dell’online, i costi di gestione insostenibili e una burocrazia asfissiante stanno prosciugando i nostri centri. Senza i negozi di vicinato, le città perdono servizi, sicurezza e vivibilità”.
Per invertire la rotta, l’associazione di categoria chiede un “Piano Shock” nazionale, costituito da: detassazione totale per 5 anni per le nuove aperture; decontribuzione sui contratti di lavoro; riequilibrio fiscale tra giganti dell’e-commerce e negozi fisici: e infine incentivi per il riuso dei locali sfitti e disciplina dell’offerta nei centri storici.


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