Crollo ponte ad Aulla, la Fillea Cgil Toscana: “Più manutenzioni, no commissari”

FIRENZE – Il ponte crollato ieri mattina in provincia di Massa Carrara ci mostra che la manutenzione infrastrutturale deve essere considerata una priorità: più volte abbiamo denunciato la necessità di un monitoraggio costante della condizione delle infrastrutture a partire da ponti e viadotti, più volte abbiamo sollevato il bisogno di non intervenire nell’urgenza ma di pianificare interventi e investimenti. Il settore dell’edilizia è un settore centrale e motore da sempre di sviluppo, immediata leva di ripresa complessiva, nonché indispensabile per la salvaguardia della sicurezza e della qualità delle nostre vie di comunicazione. Dopo l’abolizione delle Province e alcuni km passati sotto competenza Anas, sono nati due interrogativi: Anas sarebbe riuscita a gestirli? Chi avrebbe monitorato e gestito gli interventi in quelli rimasti nella competenza provinciale? A queste domande va ancora data una risposta adeguata. La situazione del ponte crollato oggi potrebbe purtroppo non essere l’unica situazione-limite in Toscana, visto lo stato delle infrastrutture: cose simili non devono assolutamente ripetersi.

L’EDILIZIA TOSCANA NEL CORONAVIRUS
L’emergenza epidemiologica del Covid-19 ci ha portato tutti a rincorrere l’emergenza primaria e indiscutibile di salvaguardare la sicurezza delle persone, in più fasi le aziende dell’industria e dell’artigianato edile, del cemento, del lapideo e del legno, se non direttamente collegate alla filiera della pubblica utilità, si sono fermate. In pochissime settimane (dal 23 marzo in particolare) abbiamo messo in campo un azione sindacale difensiva propria dei periodi di crisi ma concentrata. Come settore, come Fillea Cgil Toscana abbiamo avuto più di 5100 richieste di Cassa Integrazione, 2600 si sono concluse con accordo sindacale e di queste l’80% con anticipo da parte dell’azienda. Fino alle circolari esplicative dell’Inps, sulle modalità di pagamento le aziende accettavano di anticipare la cassa integrazione; successivamente è arrivato un indirizzo, da parte soprattutto delle associazioni datoriali, di non concedere l’anticipo. Una posizione irresponsabile: in tutti quei casi in cui le aziende potevano farlo lo avrebbero dovuto fare (senza nascondersi dietro all’opzione prevista dalle norme) per supportare i lavoratori che ora, oltre al salario ridotto per Cassa Integrazione, non hanno certezza sui tempi di riscossione, al netto di annunci e altro.

LA RIPARTENZA
L’emergenza continua ma ora è il momento di affrontare il tema di come ripartiamo, non facciamoci trascinare dagli eventi, ridiamo il giusto peso alle relazioni industriali e proponiamoci (sindacati e associazioni di categoria) di indirizzare la ripresa e con essa un cambiamento di paradigma. Ripartire dall’edilizia e dai settori affini si può ma è indispensabile farlo attraverso un protagonismo delle parti sociali definendo modelli e protocolli procedurali di settore. Dove la sicurezza dei lavoratori e di chi opera nelle imprese e nei cantieri è di primaria importanza. La responsabilità di dirci quando riaprire non spetta a noi ma al comitato scientifico e al Governo, ma sul come riaprire possiamo dare il nostro contributo. Mi domando se condividiamo un’idea di politiche industriali come quelle messe in campo fino ad oggi, o se invece possiamo iniziare a pensare in maniera diversa, in cui riqualificazione, rigenerazione e riconversione diventino le parole centrali, dove l’innovazione e la qualificazione siamo veri strumenti di competizione, dove la legalità e le regolarità risultino fattori di selezione. Invito a questi confronti le associazioni datoriali di settore, le invito a fare proposte comuni per un obiettivo comune contro idee liberiste di chi propone la sospensione del Codice Appalti e del Codice Antimafia, o il modello Genova dei commissari come unico modello per la ripresa: niente ‘liberi tutti’. Si è tutti d’accordo nello snellire le procedure, ma questo non può diventare un alibi per derogare alle regole già pesantemente manomesse. Se qualcuno pensa che per fare prima occorra lasciare mani libere ai supercommissari, non siamo d’accordo. Siamo in grado di contrapporre qualcosa di più, iniziamo dalla Toscana.