Carneficina a Parigi in nome di Allah, terrorismo o fanatismo religioso? Parla Marco Affatigato

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PARIGI  – ( di Letizia Tassinari ) – Da Lucca è tornato in Francia,  dove aveva vissuto anche in passato e, oggi, proprio da Parigi, Marco Affatigato, la cui vita, nota alle cronache, è legata all’estremismo di destra degli anni ’70, a Ordine Nuovo e agli anni di piombo, ha concesso un’intervista in esclusiva a Tgregione.it sui fatti di sangue appena accaduti nella redazione del giornale satirico Charlie Hebdo.

Carneficina a Parigi, nella redazione del Charlie Hebdo, in nome di Allah. Terrorismo, o fanatismo religioso?
“Né l’uno , né l’altro. Non si tratta di un atto di terrorismo, né si tratta di un’azione di “fanatici religiosi”.
L’assassinio di coloro che erano all’interno della redazione “Charlie Hebdo” è stata un’azione precisa e calcolata, programmata. E’ stato scelto il giorno e l’orario in cui il “comitato di redazione” del settimanale libertario social-comunista era riunito. Hanno assassinato quei giornalisti-vignettisti perché giornalisti-vignettisti condannati da una “fatwa” (sentenza di morte islamica emessa da un Imam, come quella che l’Imam e Fratello Musulmano Abdelfatah Hamadache ha lanciato nei miei confronti per i miei scritti sui “Fratelli Musulmani” e sull’Esercito del Califfato Islamico,Daesh o Isis) per aver oltraggiato il Profeta Maometto e quella “fatwa” era stata emessa nel 2006 che, osservando la Shariʿah (la legge coranica), è punita con la morte. In quel momento se ne sono altamente fregati di attaccare la Repubblica francese e la democrazia, non rientrava nella loro motivazione. Solamente dopo, proseguendo l’azione con l’uccisione di poliziotti francesi perché poliziotti francesi che rappresentano la Francia in guerra contro il Califfato islamico e le milizie jihadiste in Malì, hanno portato l’attacco alla Repubblica francese e poi con la presa di ostaggi nel supermercato kosher (ebraico) e con l’assassinio di quattro di questi “ostaggi ebrei” , assassinati perché ebrei e quindi, per loro, i primi fra i miscredenti da “schiacciare” . Non è stata un’azione terroristica , di fanatici religiosi. Non hanno colpito a caso , passanti o cittadini …hanno colpito obiettivi precisi ed hanno voluto dimostrare alla Francia (ma non solo) che possono portare la “jihad” in Europa. Ecco perché i neo-fondamentalisti islamici non sono “terroristi” ma jihadisti; sono jihadisti che hanno e danno una precisa lettura del Corano aderendo ad una organizzazione solidaristico religiosa che a livello pubblico si chiama “Fratellanza Musulmana” e predica il Califfato universale, cioè lo Stato islamico mondiale teocratico retto dalla Shariʿah. Al-Qaeda , Daesh (o Isis) sono milizie jihadiste di questo movimento. I jihadisti non sono dei “pazzi” , non dei “fanatici religiosi”, non sono dei “marginali”. Sono dei neo-fondamentalisti islamici che professano il Corano della sottomissione e vogliono imporlo in tutto il Mondo (il Califfato universale) così come lo stanno imponendo in Siria, in Iraq, in Libia, in Nigeria, in Pakistan ed in altri Paesi la cui lista comincia ad essere troppo lunga per rimanere inermi. Allora perché continuare a definirlo allora “attacco terroristico” quando invece si tratta di una vera azione di guerra, di jihad sul territorio europeo ? Perché anche giornalisticamente continuare a per nasconderne la sua vera matrice ? Le faccio quindi l’esempio : che cosa hanno in comune l’attacco alla redazione di “Charlie Hebdo” , con l’assassinio dei redattori e caricaturisti e dei due poliziotti, e l’attacco al supermercato ebraico, con l’assassinio di quattro cittadini di origine ebraica? Che cosa hanno in comune questi atti criminali? E’ semplice, chi li ha commessi erano neo-fondamentalisti islamici e questa era la loro motivazione, come hanno sottolineato loro stessi col grido di fede (ma anche di guerra) “Allah è grande”. Ma c’è un’altra cosa che questi atti hanno in comune: che le autorità si sono affrettate a negare la matrice “religiosa” dei due crimini, seguiti subito da giornali e media “autorevoli”, con il termine “terrorismo”. Tutti cercano di far passare la parola “terrorismo” quando invece si tratta di azioni criminali a carattere politico-religiosa. Allora diciamocelo: che rapporto c’è fra le parole e le cose? Dal Cratilo di Platone, un grande tema filosofico, c’entra anche la magia che crede di poter manipolare gli oggetti coi loro “veri nomi” ma è anche un problema pratico e politico, perché chiamare le cose col loro nome obbliga ad agire di conseguenza. Il fatto è che il termine “terrorismo” per molti è molto più giusto ed anche molto più immediatamente comprensibile della definizione , questa si giusta, di jihadisti o di jihad. Allora , per noi occidentali, è difficile dare il suo vero nome (jihad) all’atto compiuto dal jihadista ed è più semplice definirlo “terrorista” e l’atto “terrorismo”. In occidente , oggi, la jihad è svolta da persone apparentemente isolate, ma propagandata e insegnata sul web. E’ necessario reagire, isolarla, distruggerla, perché è (ancora) piuttosto minoritaria anche nel suo ambiente. Per farlo però bisogna averne coscienza e denunciarla e dunque nominarla. Non dobbiamo aver paura di chiamare jihad ciò che terrorismo non è . “Terrorismo” anche perché questo termine , più comune a noi occidentali, è nato proprio in Francia nell’Ottocento per indicare la violenza politica indiscriminata, che non mirando a colpire avversari precisi ma “persone simbolo” (Napoleone III, Umberto I, gli zar russi) o in generale la folla o le strutture di servizio collettivo, che funzionava soprattutto attraverso la loro risonanza mediatica per creare un clima di insicurezza e di terrore, piegando così la volontà degli Stati nemici. Vede Tassinari, se mi avesse chiesto “se mi sentivo colpito” da questo fatto, certamente avrei risposto che si ! Si! mi sono sentito colpito, affranto. Ed è dalla sera stessa del primo “attacco” che non faccio altro di rendere omaggio alle vittime, tutte, seppur a modo mio e questo anche se giornalisti e disegnatori del settimanale “Charlie Hebdo”, è bene precisarlo, non hanno mai rispettato né la mia “parte politica” né nessun altro che sia vicino alla sfera dei valori di un Europa cristiana in cui la famiglia è al primo posto anche come fondamenta della Nazione e rendere omaggio alle vittime in divisa che hanno perso la loro vita nel difendere quella altrui. Coloro che non si sentono “colpiti intimamente” da questo atto di guerra possono essere solamente psicopatici o del campo avverso (in questo caso neo-fondamentalisti islamici e loro sostenitori). Certamente il nostro dolore e la nostra reazione non deve essere vincolata e calcolata solamente per queste vittime francesi assassinate da tre jihadisti francesi, questo è bene dirlo, ma essa deve essere misurata per tutte le vittime dei massacri in Iraq, in Siria, in Libia, in Nigeria, in Somalia e in altri Paesi del mondo intero dove si vuole sottomettere l’essere umano all’Islam. Adesso, dopo l’espressione popolare della “grande marcia” francese, europea, mondiale unica in questo secolo ma anche nel precedente e certamente maggiore di quella di gandhiana memoria, il compito maggiore spetta ai i politici che governano la Francia ma non solo, di tutto lil Mondo: è arrivato il momento di compiere atti concreti contro il jihadismo, contro il neo-fondamentalismo islamico senza però limitare le libertà individuali dei cittadini. E come vorrei il mondo musulmano scendere in piazza a condannare queste barbarie.  Vederli scendere in piazza a migliaia e migliaia di musulmani che prendono le distanze da questa lettura dell’Islam che semina morte nel mondo, prendere le distanze da questo Islam che in nome di Allah e del suo profeta, Maometto, sgozza i cosiddetti infedeli, prendere le distanze da questo Islam che si definisce una religione di pace, ma allo stesso tempo perseguita e massacra milioni di cristiani nei Paesi arabi e in Africa, prendere le distanze da questo Islam che impicca gli omosessuali nel mondo arabo in base alla Shariʿah, prendere le distanze da questo Islam che impone il velo alle donne privandole della loro dignità, prendere le distanze da questo Islam che lapida le donne in nome di Allah, prendere le distanze da questo Islam che mina la libertà dell’Occidente e che vuole cancellare tutti i suoi Valori cercando di imporre la Shariʿah. Come vorrei vederli fare una “grande marcia” come quella di domenica scorsa a Parigi, in Europa , nel Mondo”.

Allarme anche in Italia. Secondo Affatigato è reale o si tratta di allarmismo?
“Semplice allarmismo , senz’altro no ! Bisogna che l’Italia, chi governa il Paese, smetta di fare una “politica dello struzzo” e di fare accordi “sottobanco” dello stile Lodo Moro. E’ tempo di aprire gli occhi sullo stato del nostro Paese in cui vi sono ampie aperture alle movenze di questi gruppi neo-fondamentalisti islamici sotto la guida dei “Fratelli Musulmani”. Non bisogna dar loro terreno fertile da coltivare per formare ideologicamente jihadisti e poi reclutarli alla jihad. SA quanti sono i jihadisti italiani presenti in Siria e Iraq ? Più di 500 ! E se non moriranno martiri in quei luoghi, potrebbero tornare a finire la loro jihad in Italia. L’Italia continuerà a chiudere gli occhi sul neo-fondamentalismo islamico oppure affronterà il problema come si deve per sradicare l’estremismo islamico religioso che è sviluppato dai “Fratelli Musulmani”, attraverso le loro scuole coraniche, passando dalle moschee finanziate a suon di milioni dal Qatar? Sa, Tassinari, che i “quadri dirigenti” dei Fratelli Musulmani in Europa avevano la loro base di azione in Inghilterra, a Londra ? Bene ! Il primo ministro inglese Cameron ha fatto aprire nei loro confronti un inchiesta per “terrorismo” e ha ordinato la chiusura delle sedi di questa organizzazione “caritatevole” in tutta l’Inghilterra, espellendo dal territorio inglese queste figure che hanno cercato riparo in Austria, da dove sono state ugualmente espulse perché “persone non gradite”, per infine giungere in Italia , a Milano , dove hanno invece aperto quel “centro organizzativo” che Cameron ha chiuso a Londra. Qualsiasi altra parola mi appare superflua , non crede !? Cosa può fare il governo ? qualsiasi sia il suo “colore”, lottare contro il jihadismo, che voi giornalisti e i politici proseguite nel chiamarla “lotta al terrorismo”. Il governo deve procedere seguendo una logica che miri a individuare, valutare e neutralizzare le minacce che possano pesare sulla sicurezza nazionale. Per far ciò, il governo attraverso il Parlamento, deve dare i mezzi necessari (sia materiali che giuridici) ai servizi di intelligence affinché , questi, possano raccogliere e sfruttare informazioni al fine di individuare ed identificare gli attori della eventuale minaccia, di localizzare le loro strutture, di comprendere le loro strategie e di determinare i loro eventuali obiettivi. E’ comprensibile che la ricerca ed individuazione di eventuali «imitatori» sia generalmente più difficile di quella dei «combattenti» ed è per questo che, affinché i nostri servizi di intelligence , interni come esterni, possano portare a buon fine le loro missioni, il governo deve dotarli dispositivi (giuridici e materiali, ripeto) che permettano di ottenere informazioni umane, operazionali e tecniche. E poi cosa può fare ancora? L’azione preventiva ed educativa, a cominciare dai Sindaci delle nostre città che non devono più dare spazio alcuno alle movenze neo-fondamentaliste islamiche e , soprattutto, impegnandosi nel settore più fragile e più colpito : i giovani. Impegnarsi nell’educazione ai valori occidentali. E se il mondo politico rifiuta di guardare in faccia la realtà, ovvero che questi valori sono quotidianamente sotto attacco non solamente dai jihadisti e dal neo-fondamentalismo islamico ma anche da una politica di “socialismo reale” e di “communitarismo” portata avanti dalla Commissione Europea, allora diciamocelo pure …la guerra è persa. Perché quella che è in corso è una “guerra totale” portata alle fondamenta della nostra civilizzazione”.

Le forze politiche di destra tutte schierate contro gli immigrati. Accoglienza, integrazione o respingimenti?
“Accoglienza, integrazione e respingimenti. Come vede anche questa volta sono fuori dal coro. Ma certamente non è da adesso ! Già nel 1997 o 1998 ebbi ad affrontare preventivamente il “problema migranti” con un documento organico indirizzato all’allora presidente della Provincia di Lucca, Andrea Tagliasacchi. Il documento, che dovrebbe essere in archivio, aveva come perno principale “l’integrazione” contestando invece la già politica dell’assimilazione. Certamente le situazioni demografiche e sociali si sono modificate nel tempo e quindi quel documento, che potrebbe essere sempre di attualità, andrebbe a mio avviso leggermente rivisto. Ma la situazione dell’epoca (anche a livello legale) non è più quella di oggi e del resto l’arrivo massiccio di migranti clandestini stipati su navi cargo fantasma, senza comandante e senza equipaggio ma con il timone puntato e bloccato in direzione delle coste italiane, è la dimostrazione concreta circa il fatto di come siano temute le nostre leggi da questi trafficanti d’esseri umani. Il governo italiano deve fare della “lotta alla Mafia del traffico umano” una priorità. Ma innanzi a questi “assalti” ancora una volta il mondo politico diviso fra “difesa del territorio” e “umanitarismo” dimostra quanto sia incapace a trattare l’insieme del problema. Nel 2011 furono 70.000 i migranti che attraversarono il mare a sud dell’Italia. Nel 2014 quel numero impressionante è stato quasi moltiplicato per tre: più di 207.000 persone in balia del mare dove tutti rischiano la pelle e molti, moltissimi, troppi, lasciandocela. Un misto di gente in fuga da un mondo peggiore: dal proprio Paese , in fuga dalla guerra, aspiranti rifugiati e quasi tutti candidati alla clandestinità in Italia. Due cose sono sicure: la prima è che gli italiani non lasceranno mai affogare donne e bambini, ma neanche ragazzi e uomini e non perché “gli italiani sono brava gente” ma semplicemente perché sono umani; la seconda è che noi siamo stati incapaci di gestire i nostri confini. Ma l’alternativa, però, non è mica lasciare affogare la gente e reagire ad una “invasione” non significa fare discorsetti di circostanza per aggradarsi qualche voto elettorale. Certamente sono le “situazioni politiche”, in Africa come nel Medio Oriente, la motivazione che spingono i migranti, in maggioranza, a dirigersi verso l’Europa via l’Italia poiché questo Paese, il nostro Paese, ha una legislazione più debole rispetto agli altri Paesi del Mediterraneo (Spagna, Malta e Grecia intimano “l’affondamento” in caso di violazione delle loro acque territoriali e lasciano transitare verso l’Italia, senza respingerle mentre la Francia applica l’immediata espulsione verso il Paese d’origine, dopo un breve soggiorno in Centri di Ritenzione per l’Identificazione somatica e ne caso in cui vengano bloccati alle frontiere l’immediata espulsione verso il Paese d’arrivo, la frontiera Ventimiglia-Menton conosce come agisce la Francia: 16mila riconsegne al posto di frontiera italiano nei soli tre mesi estivi del 2014). Come certamente l’Unione Europea, attraverso le direttive di “accoglimento dei migranti illegali” emanate dalla Commissione Europea, ha la sua responsabilità. Ma l’Italia è il solo Paese membro dell’Unione Europea ad averle immediatamente adottate, anche e forse direi unicamente per l’aspetto lucrativo che esse hanno: l’Unione Europea contribuisce economicamente all’accoglimento dei migranti clandestini con complessivamente 160euro/giorno per migrante. Ecco l’asse che lega la nostra politica immigratoria con la “Mafia del traffico dei migranti”. Altro che Frontex con “Triton” ! Questo è il punto più importante: non è solo una questione di soldi, ma di scelte politiche e giuridiche. Il governo attuale italiano, ma anche i precedenti, possono rispondere degli errori e anche delle disonestà di molte organizzazioni no-profit umanitariste (e ce ne sono di gravi) ? Questa “politica economica immigratoria” che favorisce le associazioni no-profit pseudo umanitariste italiane ha fatto del nostro Paese un “riparo” di frange jihadiste , pronte ad uscire dal “sonno” per colpire obiettivi certamente non Italia (chissà che non sia in atto anche un nuovo “lodo Moro” ) ed un colabrodo per i migranti provenienti dal Nord Africa, dall’Africa Centrale via le coste libiche e tunisine e per i migranti provenienti dal Medio Oriente via le coste egiziane e libanesi. La politica delle frontiere non è più o meno importante di quella monetaria: è parimenti componente di ciò che, altrimenti, non esiste. Sicuramente l’economia politica mondiale gioca tutto il suo ruolo in questo “movimento di masse di popolazioni”. L’Italia dovrebbe prendere esempio dalla Francia che , proprio per evitare una “invasione massiccia” da parte di popolazioni migranti francofone ha deciso, con il governo Valls ed il presidente Hollande (entrambi socialisti) di intervenire, sia economicamente che anche militarmente, in quei Paesi più a rischio per l’integrità della Francia che, è bene ricordarlo, storicamente è il Paese europeo più aperto all’accoglimento (sotto, comunque, controllo di normative e leggi che se applicate in Italia farebbero rivoltare qualsiasi parlamentare e umanitarista) ed è ad essa che deve tutta la sua forza e ricchezza. La priorità italiana ma anche europea non è l’accoglimento dei migranti clandestini, ma lo sviluppo dei loro Paesi d’origine. E’ la che si situa la vera risposta alla povertà. E nel frattempo già solamente il buon senso ci dovrebbe imporre di “rompere” questo fatalismo attraverso un blocco navale militare che impedisca l’uscita di questi naviri dalle acque territoriali di quei Paesi senza prima averne controllato, in mare, il carico. Cosa difficile ? Non credo nel 2015 con gli strumenti che la nostra Marina Militare e la Marina Militare degli altri Paesi dell’Unione Europea impegnati nell’operazione “Triton” messa in atto da Frontex (l’Agenzia Europea per la Cooperazione Operativa alle Frontiere Esteriori dell’Unione Europea), come richiesto dal governo italiano e successiva all’operazione “Mare Nostrum” prettamente italiana,hanno a disposizione. Inoltre istituire zone extraterritoriali sotto controllo dell’Unione Europea (anche a livello di sicurezza tramite EUROGENDFOR), dove convogliare i migranti clandestini, dopo averli messi in salvo, lasciando che siano il diritto e l’amministrazione europei a gestire il passaggio successivo: accoglimento o rimpatrio”.

Marco Affatigato, “terrorista nero”, una sua riflessione tra passato e presente…
“Intanto mi permetta di rigettare il termine di “terrorista nero” che , volgarmente , mi è stato affibbiato unicamente dai giornalisti poiché non ho neanche una sola sentenza giudiziaria che mi definisca tale o mi possa qualificare come vente compiuto atti di terrorismo. Sovversivo, eversivo, nazional-rivoluzionario, ordinovista, fascista e pure, per molti aspetti, libertario (e forse direi che quest’ultima è quella che più potrebbe identificarmi se vi fosse l’aggiunta di tradizionalista e nazionalista) ma non certamente “terrorista”. Io ho combattuto in passato, anche prendendo le armi, il regime partitocratico che era allora in vigore e che lo è tutt’ora in Italia. Certamente che sognavo , desideravo “sovvertirlo” e , francamente , lo desidero e lo sogno ancora. Per questo “desiderio” divenuto azione sono stato processato più di una volta e più di una volta condannato ad anni di carcere, molti dei quali fatti. Ma mai per “atti terroristici” fra l’altro sempre da me osteggiati , anche da chi li propagandava e li richiedeva ai quali ho sempre risposto che fra il terrore e la gente preferisco la gente. Fra l’altro questa mia presa di posizione mi è valsa anche una “condanna a morte” da parte di alcuni propagatori dell’ideologia del terrore. E’ terrorismo e sono terroristi coloro che compiono quelle azioni violente e criminali che colpiscono gente indifesa, cittadini inermi. Le stragi di Piazza Fontana, dell’Italicus, di Brescia, di Bologna , gli attentati ai treni questi sono atti terroristici. Quando si uccidono a caso degli innocenti. Le altre azioni violente , anche gli assassinii, dei quali si può discuterne la validità politica e sono il primo a farlo, sono da inserire nella categoria della “lotta armata”. Vede Tassinari, il rivoluzionario arriva ad utilizzare “l’attentato” solamente quando non ha altri mezzi per rispondere all’azione repressiva o offensiva del nemico. Quindi non “terrorista” , per favore , ma un semplice soldato in guerra , quella guerra che lo Stato aveva aperto nei confronti del Movimento Politico Ordine Nuovo sciogliendolo e arrestando i suoi dirigenti e militanti. Mi permetta Tassinari , erano forse terroristi gli anarchici, i socialisti rivoluzionari, lo erano molti “movimenti di liberazione” del Terzo Mondo, in America Latina, in Africa ? erano forse terroristi i partigiani ? sono forse definiti “terroristi” i movimenti palestinesi che ritengono di avere il diritto di colpire tutti gli israeliani, ovunque si trovino, ma anche tutti gli ebrei e chi è loro vicino? Sono stati forse definiti “terroristi” i militanti dell’ETA che fecero saltare in aria l’auto di Carrero Blanco con lui dentro, nel 1973 nella Spagna di Franco? Mi chiede al “presente” chi io sia ….sono sempre il sovversivo, l’eversore di prima , con certamente più maturazione e la mia arma , oggi, sono gli scritti”.

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