Cellulare e cancro: pensione di invalidità per un dipendente Telecom, ecco la sentenza di Ivrea

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Ivrea (di Alba Modugno) – Sentenza storica quella ottenuta ad Ivrea lo scorso 30 marzo e resa nota solo nei giorni scorsi: il Tribunale ha riconosciuto una correlazione fra cancro e uso eccessivo del cellulare, per questo un dipendente Telecom, ammalatosi nel 2010 ed ora invalido al 23%, dovrà essere risarcito dall’Inail. 

La notizia è giunta dagli avvocati Renato Ambrosio e Stefano Bertone, dello studio legale torinese “Ambrosio e Commodo”, i quali hanno curato la difficile storia di Roberto Romeo, un signore che per anni è stato quotidianamente sottoposto per lavoro ad un utilizzo smodato del cellulare e che nel 2013, dopo la diagnosi di un tumore benigno e l’asportazione del nervo acustico destro, ha fatto causa all’Inail.

“Ero responsabile di un gruppo di tecnici che intervenivano per riparare i guasti. Per 15 anni ho fatto innumerevoli telefonate anche di venti e trenta minuti, a casa, in macchina” ha spiegato Romeo. “Poi ho iniziato ad avere la continua sensazione di orecchie tappate, di disturbi all’udito. E nel 2010 mi è stato diagnosticato il tumore.”

Un triste epilogo che ha portato Luca Fadda, giudice del lavoro del Tribunale di Ivrea, ad individuare un rapporto di causalità fra le mansioni lavorative del dipendente e il neuronima poi da lui contratto: per questo d’ora in poi al signor Romeo spetta una pensione di invalidità annuale di 6 mila euro da parte dell’Inail.

Si tratta di una svolta, poiché il piano giuridico si è per la prima volta davvero accostato a quanto sostenuto ormai da diversi studi scientifici e, supportato da concrete perizie, ha emesso una sentenza di primo grado che di fatto colpevolizza i nostri inseparabili cellulari.

Paolo Maria Rossini, direttore dell’Unita’ di Neurologia del Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma, ha commentato la decisione del Tribunale di Ivrea senza sorpresa, ricordando che “già nel 2011 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha classificato le emissioni in radiofrequenze dei cellulari come possibili cancerogeni”.

Rossini ha poi confermato che “l’uso prolungato del cellulare fa male al cervello” e consigliato di usarlo poco e per brevi periodi di tempo, ancora meglio se con gli auricolari o al più cambiando orecchio ogni 5 minuti durante la chiamata.

Questo perché, come lo stesso neurologo ha spiegato, “i cellulari producono un’emissione di un fascio di onde elettromagnetiche che impattano sul cranio dalla parte dove è accostato l’orecchio e raggiungono la zona di cervello sottostante per tutto il tempo della chiamata”.

E’ ormai dunque evidente che i neuroni vengano sollecitati e quando viene incrementata la loro eccitabilità possono non esserci conseguenze come invece grossi danni: dipende dalle “caratteristiche dei neuroni raggiunti” e da quanto questi siano suscettibili.

In più, pare che il rischio aumenti fra bambini e adolescenti, e quindi nei cervelli in via di sviluppo. Non solo: più si è a contatto con le onde elettromagnetiche, più queste fanno male, dunque ad un’esposizione prematura sembra corrispondere un maggior pericolo di sviluppare in futuro forme tumorali o comunque danni al cervello.

Tuttavia il signor Romeo ha sottolineato di non voler demonizzare in generale il cellulare, ma solo di volerne promuovere un uso moderato, corretto, consapevole.

Anche in questo è sostenuto dai suoi avvocati, i quali propongono che il Governo prenda provvedimenti in termini di informazione, poiché in circolo ci sono opinioni troppo contrastanti e le immagini in TV sembrano spingere sempre più verso un utilizzo quasi necessario, inevitabile, dello smartphone.

Insomma, secondo gli avvocati se c’è un reale nesso fra cancro e cellulare, come la sentenza del Tribunale di Ivrea ha sancito, è bene che i 45 milioni di italiani in possesso di un telefonino (e 5 miliardi nel mondo), lo sappiano, e con chiarezza.

“Speriamo che la sentenza spinga ad una campagna di sensibilizzazione, che in Italia non c’è ancora”, ha infatti affermato l’avvocato Bertone, il quale insieme ai colleghi del suo studio ha appositamente aperto un sito dedicato alla questione: www.neurinomi.info.

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