Compagnie telefoniche: una delibera dell’Agcom contro le tariffe a 28 giorni

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Roma (di Alba Modugno) – Chiara e tagliente è giunta il 24 Marzo una delibera dell’Agcom contro le tariffe a 28 giorni che diverse compagnie telefoniche mesi fa hanno adottato sulle linee fisse, fatturando così annualmente non 12 mensilità, bensì 13.

“L’unità temporale per la cadenza di rinnovo e fatturazione dei contratti di rete fissa deve essere il mese”: queste le parole dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, la quale ha sferrato un duro attacco al mondo della telefonia, in particolar modo fissa, dopo aver riscontrato fra gli utenti problemi sul piano della trasparenza.

Il Consiglio dell’Agcom ritiene infatti che solo adoperando tariffe mensili il consumatore possa realmente “avere la corretta percezione del prezzo offerto da ciascun operatore e la corretta informazione sul costo indicato in bolletta per l’uso dei servizi”.

La delibera, dunque, non è altro che un ammonimento nei confronti di una tendenza ritenuta poco leale nei confronti degli utenti che devono comparare diversi tipi di contratti prima di scegliere; una pratica che comporta un aumento dei prezzi dell’8,6%  e che è piuttosto diffusa su rete fissa, telefono, Adsl o fibra ottica, in quanto già adottata da Vodafone e Wind, ma anche in via d’acquisizione per Telecom e Fastweb.

A queste ultime il Garante delle Comunicazioni si è infatti rivolto per bloccare il loro passaggio ai canoni da 4 settimane, mentre a Vodafone e Wind è stato richiesto di modificare le proprie offerte.

Ad ogni modo, il tutto è avvenuto non senza incontrare naturalmente resistenze e polemiche.

Forte è stata ad esempio la replica di Asstel, associazione di categoria degli operatori telefonici, la quale intende far ricorso contro il provvedimento Agcom, appellandosi al fatto che l’Authority non può intervenire sul piano dei rapporti contrattuali fra compagnie e utenti, ma solo in materia di informazione trasparente.

“Ci troviamo di fronte a un caso clamoroso – ha commentato Dina Ravera, presidente di Asstel – un’autorità, che dovrebbe avere come missione il funzionamento del libero mercato, cerca di riportare il settore, che in Italia vede già i prezzi più bassi d’Europa, ai tempi delle tariffe”.

Dunque, secondo l’associazione, è sufficiente che il cliente sia correttamente informato, poiché in tal caso è libero di recedere o meno il contratto; ma l’Agcom non la pensa così e ritiene fermamente che l’utente non sia in ogni caso tutelato, poiché per altro costretto ad accettare la pratica dei 28 giorni pur di avere la banda larga.

D’altronde, il compromesso dei canoni a 4 settimane è già da tempo radicato in campo di telefonia mobile, sulla quale l’Agcom si è comunque nella delibera espressa, semplicemente prevedendo: il mantenimento dei 28 giorni come frequenza minima di fatturazione; l’obbligo di informare l’utente via sms al momento del rinnovo dell’offerta, nonché dell’addebito; la possibilità, assolutamente gratuita, di controllare il proprio credito residuo su web o app.

Tornando alla telefonia fissa, in attesa del responso per il ricorso Asstel, l’Agcom ha concesso alle compagnie un periodo di 90 giorni per adeguarsi alle nuove norme.

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