Danni da uso di cellulare e tumore: il Tribunale di Firenze condanna l’Inail

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FIRENZE (di Chiara Bini) – A pochi giorni dalla sentenza di Ivrea, anche il Tribunale di Firenze si è pronunciato su un caso di tumore provocato dall’uso eccessivo di cellulari sul posto di lavoro. A parlare del caso sono gli avvocati Paolo Maresca e Dario Zangara, che hanno portato in aula la situazione di un lavoratore affetto da neurinoma, del quale per il momento non sono stati resi noti né il nome né altri dettagli personali.

Ciò di cui, però, siamo a conoscenza è che l’uomo in questione è un addetto alle vendite che per circa dieci si è trovato a dover utilizzare il proprio telefono cellulare per almeno 2-3 ore al giorno. Pratica comune tra coloro che svolgono un simile lavoro, ma che ha portato in questo caso a far insorgere un tumore al nervo acustico.

Il caso è stato portato al Tribunale di Firenze, il quale si è recentemente espresso a favore del dipendente, e ha così condannato l’Inail, richiedendo che venga fornita una pensione d’invalidità all’assistito di Maresca e Zangara, in linea con la sentenza emessa dal Tribunale di Ivrea poche settimane fa per un caso analogo.

Le motivazioni della sentenza saranno rese note tra 60 giorni circa, per il momento ciò che sembra aver spinto il giudice a emanarla è “l’elevata probabilità di una connessione tra l’uso del telefono cellulare e la malattia insorta”, confermata dai periti chiamati a intervenire sulla vicenda.

Già da alcuni anni medici e ricercatori stanno denunciando la correlazione tra uso dei cellulari e tumori, gli studi in materia sono molti e sempre più specifici. Se è pur vero che in certi contesti lavorativi è impossibile fare a meno di telefoni e smartphone, è altrettanto consigliato adottare piccoli accorgimenti che possano ridurre il flusso di onde elettromagnetiche dall’apparecchio alla testa, come l’uso di auricolari e cuffie.

Le sentenze come queste ultime di Ivrea e Firenze segnano un punto fondamentale nel diritto del lavoro e creano dei precedenti che possono essere presi da esempio in altri casi analoghi in Italia, in attesa di una legislazione vera e propria che definisca la prassi più giusta nel giudicare simili situazioni.

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