Disparità tra generi: le donne hanno un’ora in meno di tempo libero, ne dedicano 4 in più alla famiglia e guadagnano di meno

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Roma (di Alba Modugno) – La festa della donna si è aperta quest’anno con un resoconto non proprio celebrativo: secondo un report del Censis e uno studio dell’Ocse riguardo la situazione femminile in Italia, nel nostro Paese la disparità fra i generi è una realtà ancora piuttosto importante.

A parlare sono delle cifre molto chiare, che il Censis ha stabilito sulla base dei dati Istat: rispetto agli uomini, le donne italiane hanno un’ora in meno di tempo libero, quasi quattro ore in più dedicate al lavoro familiare (tra figli, faccende domestiche e genitori anziani), nonché circa due ore in meno di occupazione retribuita.

E i mariti? Dedicano alla cura personale praticamente lo stesso tempo delle mogli, le quali in una giornata media sono impegnate per circa un’ora in più.

Nonostante i grandi passi in avanti fatti negli ultimi decenni, si tratta di una condizione certamente preoccupante, specie se paragonata a quella del resto d’Europa: per quanto riguarda la condivisione del lavoro domestico, ad esempio, come ha rivelato l’Ocse, l’Italia è seguita solamente da Turchia, Portogallo e Messico, ovvero nazioni non rinomate per emancipazione femminile.

Ancor più grave è che permangano differenze di genere sul piano della retribuzione, la quale mostra un divario allarmante: nel settore privato le donne percepiscono il 19,6% in meno di salario rispetto gli uomini, in quello pubblico il 3,7%.

Dunque reali sono le difficoltà che le italiane incontrano nel tentativo di raggiungere posizioni professionali più qualificate e remunerative, ma anche di conciliare la propria vita lavorativa con quella familiare e domestica, e questo è un gran motivo per cui tante, troppe donne, sono costrette ad optare per un lavoro part time.

Dal 2008 ad oggi c’è stato in tal senso un incremento del 91,6%, dovuto sì alla necessità della donna di dedicare più tempo alla propria famiglia e alla casa, ma soprattutto alla mancanza di offerte di lavoro full time; condizione questa per la quale l’Italia si posiziona nello scenario europeo al terzultimo posto con un 60,3%, seguita solo da Cipro e Grecia, contro Germania e Regno Unito che invece registrano in ambito di part time involontario rispettivamente il 12,1% e il 13,3%.

Evidente è la differenza abissale anche in campo di occupazione femminile, poiché l’Italia è in Europa penultima, prima solo alla Grecia, contro una Svezia che registra il 74,9% di donne occupate; lo stesso divario si presenta però allo stesso tempo anche all’interno dell’Italia stessa, dividendola in due, con una differenza del 30% circa fra regioni del Centro-Nord e Mezzogiorno.

“Il gender gap è desolante” ha dichiarato Carmen Leccardi, docente di sociologia all’Università di Milano Bicocca e responsabile scientifica del Centro interuniversitario culture di genere. “Però dobbiamo guardare oltre la semplice monetizzazione del lavoro femminile e valutare che l’eccellenza raggiunta dalle donne nell’impegnarsi su più fronti diventerà una risorsa. La loro visione dei tempi della vita è più completa, più ricca, riescono a indicare al resto del mondo che lavori come quelli di cura possono aiutare le attività produttive a fiorire. Nel mondo che verrà, dove ci saranno sempre più anziani, le competenze delle donne saranno strategiche“.

 

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