Disturbi alimentari come prima causa di morte nelle ragazze fra i 12 e i 25 anni

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Roma (di Alba Modugno) – Ieri, 15 Marzo, l’Italia si è colorata di lilla per la sesta Giornata Nazionale dedicata ai disturbi del comportamento alimentare, un’iniziativa promossa dall’associazione Mi nutro di vita in collaborazione con altre organizzazioni, nonché scuole ed istituzioni, le quali hanno partecipato attivamente con eventi ed incontri.

Un fiocchetto lilla è stato scelto come simbolo della fragilità che contraddistingue la condizione di chi lotta quotidianamente contro tali disturbi, per sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo un argomento che troppe volte viene trattato in silenzio oppure sottovalutato.

Così la Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla deriva non solo dalla volontà di accrescere la conoscenza dell’immaginario comune a proposito di forme come anoressia e bulimia, ma anche dal desiderio di finalmente sostenere nel concreto tutti coloro che inciampano in tali trappole alimentari.

Nello specifico, l’iniziativa è partita da Stefano Tavilla, Presidente dell’Associazione “Mi nutro di vita”, nonché papà di Giulia, 17enne che il 15 marzo del 2011 è morta perché affetta da bulimia.

“Non può, non deve capitare ad altri. La morte di mia figlia deve servire a tutte le persone e le famiglie che vivono un dramma di questo genere. Il dramma di vedere chi ami che piano piano si spegne, non ride più, non mangia o vomita. Non accetta di farsi curare e a te resta la sensazione di non aver fatto abbastanza”.

Ecco cosa ha raccontato Tavilla, aggiungendo poi che “il fiocchetto lilla significa la creazione di una giornata nazionale che può e deve essere punto di partenza per far sì che parlarne divenga una realtà che i numeri da epidemia sociale di queste malattie meritano”.

Le cifre, infatti, inquadrano al momento una realtà piuttosto preoccupante, in cui 3 milioni di persone in Italia, ossia il 5% della popolazione, soffrono di DCA.

Di questi, il 95,9% sono donne ed il 4,1% uomini, a dimostrazione del fatto che le giovani donne sono quelle più colpite, ma che anche il numero di vittime maschili è in crescita.

A giudicare da quanto emerge dai dati della Società Italiana per lo Studio dei Disturbi del Comportamento Alimentare, i DCA rappresentano addirittura la prima causa di morte nelle ragazze fra i 12 e i 25 anni; mentre, sul portale www.salute.gov.it, si legge che per quanto riguarda forme di DCA non specificate, queste compaiono generalmente intorno ai 17 anni.

E’ dunque evidente che una difficile relazione col cibo, col peso e con la propria immagine, si instauri abbastanza prematuramente, persino tra bambini e pre-adolescenti (negli ultimi anni ci sono stati casi tra gli 8 e i 9 anni), ma anche in donne adulte.

Non si può prevedere quando un profondo malessere dell’anima si faccia largo nella vita di una persona, portandola ad individuare nel cibo un nemico-amico: potenzialmente, dunque, nessuno è esentato da questo pericolo.

Per questo, e in ogni caso, essenziale è la prevenzione, nonché la diagnosi precoce del disturbo, seguita da un trattamento tempestivo specialistico; perché questo accada, però, bisogna che vittime e famiglie siano abbastanza informate da non sottovalutare le prime avvisaglie di una patologia che, a conti fatti, è estremamente pericolosa.

A tal proposito certamente importante è anche un supporto politico, ad oggi richiesto da associazioni di familiari di pazienti o ex pazienti, che proprio ieri si è manifestato simbolicamente in Parlamento, dove i deputati D’Ottavio, Civati e Pastorino hanno distribuito fiocchi color lilla.

Gli stessi, per altro autori di una proposta di legge presentata l’8 marzo affinché venga istituita ufficialmente la “Giornata Nazionale contro i disturbi del comportamento alimentare”, in una nota hanno poi dichiarato che “è necessario rompere il muro del silenzio su questi disturbi, offrire maggiori servizi, supporto, cure e informazioni sul territorio”.

Allo stesso tempo si può dire che qualche aiuto giunga per fortuna dalla rete, non solo portatrice di stereotipi corporei dannosi, ma al contrario anche veicolo di valori che vedono bellezza e salute assolutamente fuse tra loro.

E’ il caso, ad esempio, di “Fit is beauty”, di Giulia Calefato, il primo fitness lifestyle blog (praticamente appena nato) che anche per mezzo di testimonianze propone la concezione per cui bellezza e benessere psicofisico siano intimamente connessi.

Un blog che, allo stesso tempo, servirà a raccogliere fondi per l’Aba, Associazione per lo studio e la ricerca sull’anoressia, la bulimia e i disordini alimentari.

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