Il “dopo Jobs-Act”: professioni e in aumento e verso l’estinzione

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ROMA (di Edoardo Altamura)  – I mutamenti dei nuovi occupati sono stati fotografati dall’Ufficio studi dalla CGIA di Mestre attraverso la pubblicazione di uno studio che prende in esame il periodo 2014 al 2016, quindi quello che ha visto l’introduzione del Jobs Act e degli sgravi contributivi temporanei. Per la redazione sono state prese in considerazione, delle 129 totali presenti in Italia, quelle 58 professioni che hanno un numero di occupati maggiore o uguale a 100.000.

«Purtroppo – afferma Renato Mason, segretario della CGIA – ci preoccupa lo stato di salute di alcune professioni storiche dell’artigianato che ormai stanno scomparendo. […] I barbieri, i calzolai, i fabbri, i fotografi, gli ottici o i corniciai, ad esempio, sono in via di estinzione e oltre a perdere saperi e conoscenze che non recupereremo mai più, la chiusura di queste attività sta peggiorando il volto urbano dei nostri paesi e delle nostre città».

Fra i più diminuiti vi sono: gli autisti di bus e mezzi pesanti con una perdita 38.700 lavoratori (pari al – 7%), gli artigiani e gli operai specializzati come i posatori di piastrelle e di tegole, gli idraulici, gli elettricisti, i serramentisti e gli addetti ai sistemi di coibentazione con una diminuzione di 36.100 persone (cioè – 8,5%) e i collaboratori domestici non qualificati con una riduzione di 32.800 lavoratori (il – 6,7%). Ma anche gli accompagnatori di persone disabili e gli addetti alla formazione e all’orientamento dei giovani, come i tecnici in campo ingegneristico (periti/tecnici meccanici, elettrotecnici, elettronici e quelli occupati nel settore delle costruzioni) hanno perso unità, rispettivamente 22.600 (- 12,8%) e 17.000 (- 3,8%).

D’altra parte ci sono i lavori con valori in positivo: come gli impiegati alla segreteria, che sono cresciuti del 10,7% (118.300 unità), i cuochi, i camerieri e i baristi hanno raggiunto + 10,6% (110.400 unità) e gli agenti assicurativi e bancari hanno segnato addirittura un 20,2% (64.000 unità). In più sia i facchini, gli imballatori e gli addetti alle consegne sia gli analisti gestionali e quelli di mercato e pubbliche relazioni hanno, rispettivamente, un valore percentuale positivo pari a 14,8% (61.900) e a 12,2% ( 54.600 unità).

Sempre stando ai dati pubblicati da CGIA Mestre, tra il 2014 ed il 2016 è stato registrato un aumento generale di 479.000 lavoratori, con un valore percentuale del 2,1%.

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