La puzza di fritto è reato: lo dice la Cassazione

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Roma (di Alba Modugno) – Sembra una bufala ma non lo è: da oggi la puzza di fritto può essere motivo di condanna. 

Lo ha decretato la Cassazione, che ha punito due condomini denunciati mesi fa dai propri vicini perché “olfattivamente molesti”.

Continuamente inondati da fumi e cattivi odori (in particolar modo frittura), nonché da rumori provenienti dalla cucina degli imputati, gli inquilini del terzo piano hanno citato in giudizio i due appellandosi al reato per “getto pericoloso di cose”, contenuto nell’articolo 674 del Codice Penale.

Secondo la difesa non solo si sarebbe trattato di una sorta di ripicca, visto che fra i vicini da tempo non correva buon sangue, ma soprattutto il reato sopra citato non sarebbe estendibile agli sgradevoli odori da cucina come quello di fritto.

A quanto pare, però, a poco è servito questo ricorso da parte degli imputati, in quanto la Cassazione ha respinto l’argomentazione della difesa ed appoggiato l’accusa, ritenendo al contrario la norma appropriata e la contravvenzione prevista dall’articolo come “configurabile anche nel caso di molestie olfattive a prescindere dal soggetto emittente”.

Per questo motivo, e perché la “normale tollerabilità di cui all’art. 844 c.c.” era stata di gran lunga calpestata e oltrepassata dalle diverse fritture degli imputati, la Cassazione ha confermato la condanna di secondo grado per questi ultimi, dichiarandoli appunto colpevoli di “getto pericoloso di cose”.

Si tratta di una svolta, se si pensa a quanti contenziosi fra vicini si basano molto probabilmente proprio su questo tipo di questioni: la sentenza 14467/017 potrebbe fungere da apripista, dando vita al reato per “molestia olfattiva”.

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