L’autostrada Tirrenica non si fa più: lo ha deciso il Ministero

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Roma (di Alba Modugno) – Stop definitivo per la Tirrenica: dopo 49 anni di travaglio fra polemiche, indecisioni e lavori estremamente lenti, l’autostrada fra Tarquinia e Grosseto non si farà più.

Lo ha deciso negli scorsi giorni il Ministero delle Infrastrutture, che preferisce puntare piuttosto su un’alternativa più volte pensata, ovvero il raddoppio dell’Aurelia.

La scelta non giunge troppo inaspettata, in quanto il progetto della Tirrenica ha negli anni subito più volte qualche duro colpo: il penultimo, ad esempio, quello sferrato dal governo Renzi, che nel 2013 aveva dimezzato obiettivi e costi (in origine l’autostrada avrebbe dovuto collegare Cecina Nord a Grosseto), non assicurando per altro a Sat (Società Autostrada Tirrenica) i 250 milioni utili ad aprire i cantieri.

Ora, se pur già dimezzata sia dal punto di vista spaziale che economico (le spese erano state ridotte da 2 a 1 miliardo circa), secondo il governo la strada migliore è comunque quella di mettere fine ad una faccenda durata troppo tempo: solo 40 i chilometri costruiti in 49 anni, che aumentano esclusivamente grazie ai 14,5 asfaltati da Civitavecchia a Tarquinia, inaugurati tra l’altro pochi mesi fa.

Se si calcola che il tratto Livorno-Civitavecchia conta 242 chilometri, o comunque 100 quello tra Tarquinia e Grosseto (secondo il progetto aggiornato), di questo passo la storia della Tirrenica rischierebbe di diventare realmente infinita.

Questo è uno dei motivi per cui si è scelto di optare per l’Aurelia, costruendo una superstrada sulla distanza tra Cecina Nord e Grosseto e mettendo in sicurezza la vecchia Aurelia tra Grosseto e Capalbio.

Un’altra ragione è senz’altro di natura economica, visto che la variante Aurelia, potenziata dall’Anas, verrebbe a costare qualche centinaio di milioni, pochi rispetto al miliardo e 300 milioni di euro certamente più interessante per la società addetta alla Tirrenica, ovvero quella dei Benetton.

Troppo dispendiosa come opera, si è pensato, stimando per altro che sul tratto di strada interessato, specie su quello che collega Cecina Nord e Grosseto, circolano quotidianamente pochi veicoli in relazione all’ingente spesa richiesta.

Si tratta di una vittoria per molti, che da anni lottavano contro il progetto, politici come ambientalisti.

Le proteste di questi ultimi, i no Sat, tra cui figura anche Legambiente, vertevano sul fatto che l’autostrada Tirrenica avrebbe letteralmente sfregiato la Maremma, senza un movente davvero importante e ad un costo troppo alto, non solo quindi economico ma anche ambientale.

Il DEF, Documento di programmazione economica e finanziaria nel quale la decisione è stata inserita, non è ancora stato approvato dal consiglio dei ministri, ma Legambiente si dice già soddisfatta dando ormai per certo lo stop al progetto eccessivamente impattante, a giudicare anche dai 120 milioni di euro previsti come primo stanziamento per avviare i lavori sull’Aurelia.

“Adesso occorre operare con forza e decisione per aprire i cantieri ed adeguare l’Aurelia a partire dai pericolosissimi tratti a due corsie ed i numerosi ingressi a raso restituendo ai cittadini in tempi brevi un’infrastruttura sicura e moderna” ha detto il segretario nazionale di Legambiente, Angelo Gentili.

Ad esultare però sono anche i sindaci della zona, di centrodestra come di centrosinistra, nonché il Movimento 5 Stelle, il cui consigliere della Regione Toscana Giacomo Giannarelli allo stesso tempo si chiede “chi pagherà” per un fiasco durato così tanti anni.

Differente la voce del Presidente Enrico Rossi che, sebbene pro-Tirrenica, ha accettato l’annullamento del progetto purché “si faccia un corridoio tirrenico a quattro corsie”, punto sul quale pare essere stato rassicurato dallo stesso Gentiloni.

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