L’Italia è al 52esimo posto per libertà di stampa. È migliorata, ma ci sono ancora dei problemi

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Roma (di Alba Modugno) – L’Italia è 52esima al mondo per libertà di stampa: lo ha decretato Reporter sans Frontières in una classifica che evidenzia un netto miglioramento del nostro Paese rispetto allo scorso anno, ma anche tante problematiche ancora da risolvere.

Secondo RSF, organizzazione non governativa con sede a Parigi che controlla lo stato di informazione e annualmente stila una classifica in merito, l’Italia ha guadagnato nel giro di un anno ben 25 posizioni (nel 2016 si era posizionata 77esima), operando dunque un gran salto di qualità che la stessa associazione ha spiegato con alcuni eventi avvenuti nell’ultimo anno: in particolare, determinante sarebbe stata l’assoluzione di diversi giornalisti, “tra cui i due che sono stati processati nel caso Vatileaks”.

Ma il report ha anche messo in luce una serie di dinamiche che ancora inquinano il settore italiano dell’informazione, prime fra tutte intimidazioni e minacce, sia verbali che fisiche, che molti giornalisti subiscono da parte di gruppi mafiosi e organizzazioni criminali, “soprattutto nella Capitale e nel sud del Paese”.

L’ong in difesa dell’informazione ha infatti colto l’occasione per ricordare che “sei giornalisti italiani sono sempre sotto protezione della polizia 24 ore su 24 dopo minacce di morte da parte di mafia o gruppi fondamentalisti”; condizione questa che porta a non potersi accontentare del miglioramento già effettuato e a pretendere che si faccia ancora di più.

Inoltre, come nello stesso rapporto si legge, il crescente fenomeno dell’autocensura sarebbe dovuto anche a pressioni operate dai politici: tra questi RSF cita esplicitamente Beppe Grillo come esempio di personalità politiche “che non esitano a comunicare pubblicamente l’identità dei giornalisti che danno loro fastidio”.

Il leader del Movimento 5 Stelle, che da sempre descrive il settore dei reporter come una casta, prediligendo infatti come mezzo di comunicazione il suo blog, a tale accusa ha già risposto, ricordando satiricamente ad esempio “i giornalisti cacciati dai programmi RAI o per le minacce del partito di governo a quelli che sono indipendenti, come Report.”

Un ulteriore passo in avanti in ambito di informazione, in italia, è secondo RSF impedito anche dal fatto che è ancora fermo in Senato un importante disegno di legge sulla diffamazione, teso ad abrogare il carcere per i giornalisti e ad introdurre sanzioni pecuniarie per coloro che ricorrono alle querele temerarie.

Ad ogni modo, Italia a parte, secondo la classifica 2017 lo scenario mondiale non è dei migliori e dimostra quanto lavoro ci sia da fare, soprattutto in certi Paesi.

Nelle conclusioni di Reporters sans Frontières si legge infatti che la libertà di stampa non è mai stata tanto minacciata: verità paradossale in un’epoca in cui, anche tramite l’exploit dei social, pare che certi diritti vengano invece ormai dati per assodati.

Evidentemente non è come sembra e, secondo l’organizzazione, parte della responsabilità è da attribuire a “uomini forti” come Trump e Erdogan, nonché a movimenti anti-sistema come il britannico Ukip, tutti accostati a Grillo proprio per la retorica contro i media e i giornalisti che hanno adottato.

Tragico lo stato di informazione in 72 nazioni, fra cui Cina, Russia e India, per non parlare di Asia centrale, America centrale, quasi tutto il Medio Oriente, ma soprattutto di 21 paesi descritti come “neri”, fra cui figurano Burundi, Egitto e Bahrein.

Agli antipodi della classifica si posizionano invece la Norvegia, che ha spodestato la Finlandia dopo 6 anni di primato, e la Corea del Nord, ancora una volta ultima.

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