Scuola di terrorismo: ecco come l’Isis insegna la guerra ai bambini

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di Giacomo Bernardi – Vengono chiamati i ‘Leoncini del Califfato’ e rappresentano un elemento chiave nell’orizzonte militare e strategico dell’Isis. Un plotone di soldati freddi e senza scrupoli? Niente affatto, sono dei bambini. In un orfanotrofio abbandonato di Mosul, città fino a pochi giorni fa controllata da Al Baghdadi, i soldati dell’esercito iracheno hanno rinvenuto un libro scolastico per bambini delle scuole elementari. Il contenuto, a dir poco inquietante, ha sconvolto il mondo intero. Una vera e propria introduzione pedagogica al terrorismo, alla guerra e all’odio: ‘G’ sta per ‘gun’ (pistola) – si legge – ‘S’ per ‘sniper’ (cecchino), ‘B’ per ‘battle’ (battaglia) e così via. Il tutto ornato da foto di armi, soldati e scene di guerra.

L’educazione che lo Stato Islamico riserva ai più piccoli non è certo una novità. Basti pensare alla strage in Turchia del 20 agosto 2016, dove un bambino di età compresa tra 12 e 14 anni è stato identificato come il colpevole dell’attacco kamikaze che ha ucciso 54 persone durante un matrimonio. Una scuola di odio, un vero e proprio lavaggio del cervello a cui i bambini sono sottoposti indipendentemente dalla loro volontà.  Il ruolo dei bambini sta assumendo un rilievo sempre maggiore nella folle campagna dell’Isis, poiché “garantisce la continuità del progetto califfale e della prosecuzione del jihad”.

Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia, ha commentato la relazione annuale dell’Intelligence, da cui emerge che un elemento chiave della strategia del Califfato è proprio quello di puntare sui più piccoli per formarli, addestrarli e mandarli in prima linea a combattere. “Questi bambini -spiega Iacomini – durante l’addestramento vengono utilizzati per qualsiasi scopo dalle milizie del Daesh. Sicuramente bambini, ma anche bambine, vengono indottrinati e utilizzati come autobombe. Sicuramente addestrati, imbracciano dei fucili. Vengono impiegati, ad ogni modo – continua – anche come cuochi, messaggeri, spie e poi, sistematicamente, subiscono abusi”. Un esercito impotente di fronte agli ordini, un esercito da liberare.

 E all’orrore della vicenda si aggiungono notevoli rischi per il futuro.Un bambino indottrinato – spiega ancora il portavoce dell’Unicef – è un rischio enorme per chiunque, perché sarà un adulto in grado di compiere delle gesta estremamente negative. Quelli che sopravvivono. Già, perché i bambini arruolati dall’Isis vengono spesso fatti esplodere nei contesi più disparati, spesso sotto effetto di droghe o sotto una forte pressione”.

L’Unicef stima che a livello globale ci siano oltre 250.000 bambini-soldato. Un fenomeno atroce. Una tragedia che si sta espandendo terribilmente, soprattutto a causa dell’Isis. E a farne la spesa sono loro: l’esercito da salvare, l’esercito dei ‘Leoncini’.

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