A Capannori “Lucciole nello stomaco”: intervista alla giovane e brava attrice, Giulia Perelli

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CAPANNORI – (di Debora Pioli) –  Per il 19 di marzo, ad Artè, Capannori, va in scena la forza creativa di Giulia Perelli, riversata nello spettacolo da lei stesso ideato e scritto, “Lucciole”. Giulia è giovane attrice ed artista che deve al teatro di Jan Fabre la sua ribalta principale, ma non l’unica. L’attorialità per il teatro e per il cinema si sposa con una ricchezza immaginativa che nel disegno, così come nella scrittura, trovano soltanto altre due declinazioni, in crescita. Abbiamo incontrato Giulia durante le prove:
In attesa di assistere a “Lucciole”, qual è stata l’ultima tappa teatrale e la prossima?
Ho finito l’anno con una tournée con Jan Fabre in Messico. E ricominceremo da Parigi. Nel mezzo, un nuovo progetto. Una storia su un viaggio onirico. Passando, proprio con Lucciole, dall’Alfieri di Castelnuovo per la rassegna Experia.
In questo ultimo anno cosa è accaduto di artisticamente rilevante per il tuo percorso?
Ho avuto più fiducia nel mio flusso d’ immaginazione, e così ho scoperto un nuovo canale…un modo nuovo -per me- di scrivere, di disegnare e di interpretare, che mi appartiene molto. Che non si cura di un possibile pubblico. Mi ha dato forza, piacere ed amore. Sì, amore. Forse ho scoperto il mio regno. (puoi vedere qualcosa sulla mia pagina e sul mio blog)
In che direzione stai andando?
Vorrei andare ancora più a fondo in questo flusso che ho seguito, vorrei realizzarne tutte le immagini e farne un film. E’ già scritto. Forse, una scena alla volta, se riesco a trovare contributi, riuscirò a farlo.
Cos’è Lucciole? Descrivimelo come uno stato d’animo.
Lucciole è invece il tentativo di aderire alla realtà. Di dialogare con il pubblico. Di essere ciò che la società vuole … e ovviamente Greta, la protagonista, non ci riesce. E’ un topos della comicità. Jerry Lewis, Woody Allen, Chaplin, tutti rappresentano qualcuno che è disadattato proprio perché si vuole adattare. Chaplin cerca di essere elegante, si mette dei pantaloni seri, ma troppo grandi per lui. Una giacca ma troppo stretta, un gilet, una cravatta e una bombetta addirittura, ma troppo piccole.
E’ la storia di una ragazzetta che si innamora. Ho usato me stessa per raccontare questa catastrofe che capita a tutti, una tragicommedia.
Lucciole è un ponte tra me e gli altri. Non per questo lo amo meno, anzi… Mi piacerebbe farne un seguito. Continuo a deludere ed illudermi, per cui materiale ne ho per una serie.
Amo fare dei drammi una commedia. Il disegno sulla copertina, fatto da Andrea Perelli, che tra l’altro è anche mio padre, rappresenta i tre atti di questa tragicommedia. Una ragazza che cade in un bicchier d’acqua poi, con la maschera e il boccaglio la scruta, ed infine ne esce con un retino dove, in quel bicchiere, ha trovato molte lucciole. Cioè molta magia.
E’ la prima volta che ti trovi a recitare nella tua provincia?
No, abbiamo “debuttato” al Teatro Alfieri, bellissimo, Alessandro Bertolucci con la sua associazione Experia ha organizzato una stagione off molto valida, una bella occasione per scoprire il teatro contemporaneo.
Vorremmo coinvolgere più persone, bambini, ragazzi e ragazze possibili per farlo conoscere. Ho cominciato con le danzatrici della scuola di Ilaria Pilo, la Studiodanza Artist, che saranno in scena in “Lucciole”.
Aggiungo qui i ringraziamenti per la mia aiuto regista , Francesca Bellucci, i tecnici del teatro, Andrea Vanni, ancora una volta le danzatrici di StudioDanzaArtist e la mia famiglia. Lo spettacolo è per loro. Lo stesso clima sarà proposto anche a Capannori.
Che cosa è Giulia Perelli, e cosa vuole essere?
Non so cosa sia, e non perdo più tempo dietro a lei.
C’è musica in Lucciole?
Sì, ritmi clowneschi, romantici fino alla parodia ed un po’ di manouche. Praticamente la colonna sonora di un film francese.
Cosa vuol dire, Giulia, al pubblico, con questo racconto?
La vita va vissuta seriamente. Cioè ridendo.
Il momento artistico più difficile che hai affrontato in questi ultimi anni ?
Quello dove non c’erano artisti vicino a me.
Il grande sogno?
… espresso.

(Foto di Mau Chi – tutti i diritti riservati)

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