A pochi minuti dalla fine della partita, entra in campo ed aggredisce l’arbitro: Daspo per 5 anni

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PISA – A pochi minuti dalla fine della partita, entra in campo ed aggredisce l’arbitro.
Il contesto non è quello di una partita di Serie A, ove purtroppo è più consueto che l’animosità e la tensione vissuta dai tifosi possa deviare in comportamenti violenti, ma quello di un campionato Provinciale della categoria dei Giovanissimi.
Intorno alle ore 17.00 del 5 gennaio u.s., a dieci minuti dalla fine dell’incontro di calcio tenutosi a Pontedera e valido per il campionato giovanissimi “Era Calcio – Porta a Lucca” , il direttore di gara fischia un fallo, estrae il cartellino rosso ed espelle un calciatore.
F.G., di anni 36, papà del giovane calciatore espulso, è sugli spalti. Inizia ad inveire furibondo nei confronti dell’arbitro. E’ fuori di sé, al punto che non si contiene più: scavalca la recisione che divide gli spalti dal campo, entra in campo furibondo, corre verso l’arbitro e lo aggredisce.
Il fischio finale della partita arriva con netto anticipo, e l’arbitro si ritrova al pronto soccorso con una vistosa ecchimosi sotto l’occhio destro.
La vicenda, ancor più deprecabile perché maturata nel contesto di un campionato giovanile ove i sentimenti di lealtà, sportività e fair play dovrebbero sedimentarsi in maniera più solida e costituire un monito per i futuri campioni, dove gli adulti per primi dovrebbero farsi portatori dei richiamati valori, non è passata inosservata.
La Questura ha provveduto, preliminarmente, denunciando il genitore violento per invasione di campo durante una competizione sportiva.
Successivamente, il Questore di Pisa Gianfranco Bernabei, a seguito di un’istruttoria aperta dalla Divisione Anticrimine della Questura, ha adottato il provvedimento del DASPO nei confronti del papà ultra, che vieterà allo stesso, per i prossimi 5 anni, di accedere ad ogni impianto del territorio nazionale durante lo svolgimento degli incontri di calcio valevoli per tutti i campionati nazionali ed internazionali, ivi compresi quelli amichevoli ai quali partecipino squadre di calcio militanti in campionati nazionali professionistici e dilettantistici; negando così allo stesso, pertanto, la possibilità di poter seguire il figlio nelle competizioni sportive per i prossimi 5 anni.

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