Agguato mortale, il movente non convince: domani udienza di convalida del fermo e autopsia

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LUCCA – ( di Letizia Tassinari ) –  Le indagini, da parte dei militari dell’Arma e della Squadra Mobile di Lucca vanno avanti, il day after l’omicidio di Francesco Sodini, ucciso dal collega Massimo Donatini con 13 colpi di pistola all’alba di ieri sotto casa, reo confesso e in carcere (leggi anche: Ucciso all’alba a colpi di pistola, l’assassino si costituisce, L’omicida ha infierito sul corpo: sei – sette colpi sparati quando la vittima era a terra e Interrogatorio in carcere per il killer: Massimo Donatini ha risposto a tutte le domande del Pm ). Questa mattina Carabinieri e Polizia, su delega del Pubblico Ministero Antonio Mariotti, titolare del fascicolo di indagine, hanno ascoltato, come testimoni, alcuni colleghi  di lavoro per capire se il movente, la paura del licenziamento, come confessato dal killer, sia reale, visto che da quanto emerso anche dalla dirigenza dell’azienda l’ipotesi vacilla: nessun dissapore tra i due sarebbe mai stato notato. Il caldaista 43enne, ha sparato contro il suo caporeparto 13 colpi, mentre questo si stava dirigendo alla sua auto, parcheggiata sotto casa, per andare al lavoro, mentre la moglie della vittima, terrorizzata, assisteva alla scena, un incubo, dalla finestra dell’abitazione.  Da quanto emerso l’arma da fuoco usata per uccidere, una Glock calibro 9×21, denunciata regolarmente e custodita in un armadio blindato, insieme ad altri fucili da caccia, era del padre. Convinto a mettere a segno la sua personale vendetta forse, come ha confermato anche al pm nel pomeriggio durante l’interrogatorio, per essere stato messo in cattiva luce tanto da temere il licenziamento, Donatini, che probabilmente non aveva grande esperienza con un’arma, il giorno prima, ha anche provato la pistola in un campo. Per i colleghi, la direzione e le rappresentanze sindacali dell’azienda quanto accaduto risulta inspiegabile e non riconducibile a motivi di lavoro. Paure e fobie? Da quello che emerso sembrerebbe di si: come quella per le telecamere sistemate per monitorare alcuni impianti e ritenute invece da Massimo Donatini un sistema per controllarlo meglio. L’omicida avrebbe anche riferito al Pm Mariotti di aver chiesto alla vittima di poter prendere qualche bullone o qualche cacciavite dell’azienda per uso privato e il suo caporeparto avrebbe sempre acconsentito, poi dopo l’installazione delle telecamere, in Donatini sarebbe scattata l’anzia che le stesse fosserte state messe per incastrarlo e farlo licenziare. Affermazioni, queste, che però non hanno trovato alcun riscontro, e il movente, al momento, resta un giallo e un mistero su cui fare luce. Se non emergeranno nuovi elementi, il quadro che si potrebbe delineare sarebbe quindi quello di una sorta di mania di persecuzione che si sarebbe fatta strada nella mente di Massimo Donatini, senza peraltro nessun apparente segnale esterno. L’udienza di convalida del fermo di Pg davanti al gip Riccardo Nerucci è invece slittata a domani, giorno in cui verrà anche eseguita l’autopsia da parte del medico legale dottor Stefano Pierotti.  empre domani è fissata l’autopsia affidata al medico legale Stefano Pierotti che chiarirà ulteriormente la dinamica dell’agguato mortale.

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