Agricoltori cinesi alla conquista degli orti di Prato, Coldiretti chiede controlli

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PRATO – Agricoltori cinesi alla conquista degli orti di Prato con le semente Made in China. Per un ettaro pagano anche mille euro l’anno. Gestiscono ormai il 25% dei terreni agricoli in provincia di Prato, dormono nelle roulotte, in serre e baracche di nylon trasformate in veri e propri “rifugi” come ha denunciato dalla bella video inchiesta di “Corriere Fiorentino Tv” realizzata da Jacopo Storni a cui Coldiretti ha contribuito portando la sua testimonianza diretta dopo che già, anche in passato (era il 2008), aveva segnalato i rischi di un’agricoltura “fuori controllo” (info su www.toscana.coldiretti.it). “L’espansione di questa popolazione – spiega Claudio Lombardi, Segretario di Zona di Coldiretti nel servizio – è resa possibile soprattutto perché gli affitti sono in rapporto da 1 a 10 con quello che può corrispondere un pratese o un italiano al proprietario del terreno. Loro, i cinesi, possono arrivare anche a pagare 1.200 euro ad ettaro all’anno”. C’è anche chi – e il video lo racconta – è stato battuto dalla concorrenza dei cinesi che avevano offerto di più: “quel terreno l’ho perso”.

Molti gli aspetti poco chiari che il servizio mette bene in evidenza della loro attività a partire dalle semente che vengono utilizzate di cui non si conosce la provenienza. Arrivano dalla Cina eludendo spesso i controlli doganali come spiegato dal Corpo Forestale dello Stato. “Le piante e le semente provengono dalla Cina – racconta ancora Lombardi – ed arrivano in maniera del tutto irregolare”. La forte espansione dell’agricoltura Made in China a Prato è andata di pari passo allo sviluppo di un mercato parallelo di prodotti agricoli destinati ai connazionali che a Prato hanno acquistato molte fabbriche tessili dagli italiani e vivono che stanno però “togliendo posizioni di mercato agli agricoltori pratesi”. C’è poi tutta un’altra serie di problematiche legate sia allo smaltimento della plastica che viene bruciata “mescolata” alla sterpaglia per non dare troppo dell’occhio sia all’impiego di manodopera non contrattualizzata e dei contratti di affitto che vengono regolarizzati “raramente”. “Lavorano giorno e notte. – raccontano alcuni testimoni – Siamo preoccupati per la nostra salute. Bruciano la plastica. Si sente il puzzo…”.

Per Coldiretti è evidente che si tratta di una colonizzazione sfuggita di mano che necessità di più rigidi controlli e maggiore attenzione nei confronti di un fenomeno in fortissima espansione. “La presenza degli stranieri in agricoltura è un fattore importantissimo: dal 2006 ad oggi gli imprenditori agricoli comunitari ed extracomunitari sono il 15,1% in più contribuendo in maniera determinante ad un settore strategico per la nostra economia – precisa – ma devono rispettare le stesse regole degli italiani e soprattutto garantire la tracciabilità delle semente e delle piante e dei prodotti che propongono anche se questi vengono consumati dai loro connazionali”.

 

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