Agricoltura bio, in Toscana troppi pesticidi?

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(di Edoardo Altamura) – Dopo le dichiarazioni di sabato scorso del fondatore e presidente di Aboca, Valentino Mercati, ad un convegno sul tabacco e sui territori biologici tenutosi a Città di Castello in cui ha affermato: “Siamo circondati da coltivazioni come quella del tabacco ad alto tasso di uso di pesticidi e chimica, incompatibili con le nostre produzioni rigorosamente biologiche”, molti si sono preoccupati sia per gli oltre 800 dipendenti aziendali che per la fuga di un’azienda con fatturati così alti.

Quanto affermato dal leader dell’azienda è veritiero in modo assoluto o, forse, potrebbe anche essere il pretesto per mettere l’accento sulla necessità di implementare la coltivazione biologica?

C’è chi afferma che la seconda possibilità sia più plausibile; fatto sta che in questi giorni è stata pubblicata una notizia sul sito aziendale (consultabile a questo indirizzo) in cui è possibile leggere che “il Gruppo prevede investimenti per adeguamenti produttivi per oltre 40 milioni di euro nei prossimi tre anni, tutti concentrati nello sviluppo del sito produttivo di Pistrino di Citerna in Valtiberina” e che vuole “incrementare lo spostamento delle coltivazioni sia in Valdichiana sia in altre parti del mondo”.

Dopo tutto, come il presidente sa bene, non si può non affermare che le produzioni agricole che utilizzano pesticidi o sostanze chimiche in genere mettano sul mercato a volte beni di consumo non salutari (leggi anche: Pesticidi e sostanze chimiche in agricoltura: rischi, danni e possibili alternative).

I prodotti biologici sono di solito leggermente più costosi rispetto a quelli prodotti convenzionalmente; ma in un’epoca in cui aumentano i casi di malattie, troppo spesso mortali, causate da ciò che mangiamo, i consumatori sono portati ad orientare la propria spesa verso frutta e verdure bio, anche spendendo un po’ di più.

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