Allarme Inac: con i tagli ai patronati a rimetterci saranno i cittadini

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LUCCA – «I tagli ai Patronati ricadono sempre e comunque sui suoi utenti e, quindi, sono tagli indirettamente fatti ai cittadini». L’allarme arriva dall’Inac di Lucca e dall’Associazione Pensionati della Cia Toscana Nord che, questa mattina (mercoledì 25 novembre), hanno illustrato la situazione che i Patronati si troveranno a vivere qualora si continui a mettere in atto questa politica.

A illustrare la situazione sono stati Sergio Pagliai, direttore dell’Inac-Cia di Lucca e Maurizio Cavani, vicepresidente della Cia Toscana Nord.
«Il Governo – dice Pagliai – non ha ancora capito che i Patronati sono uno strumento indispensabile e, invece, continua a parlare di tagli che, se attuati, li ucciderebbero». A fare le spese di questi tagli, direttamente o indirettamente sarebbero gli stessi utenti che si troverebbero a dover affrontare una politica di ridimensionamento del servizio, soprattutto in termini di diffusione delle sedi sul territorio, oppure, così come previsto dalla nuova normativa, a dover pagare servizi che, oggi, sono gratuiti.

«La funzione dei patronati – spiega Pagliai – è stata riconosciuta come indispensabile dalla Corte Costituzionale, dall’Inps e dall’Inail: essi, infatti, svolgono circa il 90% delle pratiche previdenziali presentate agli enti. Lo sorso anno, si convenne che più che un taglio (che comunque ci fu), era necessaria una riforma dei patronati che premiasse quelli più diffusi ed efficienti e i cui primi decreti attuativi sono stati pubblicati pochi giorni fa. Però, se si continua di questo passo, con riduzione dei fondi sempre progressivi, i Patronati saranno, di fatto, cancellati».

I DATI DELL’INAC DI LUCCA – Nel 2014, le pratiche che sono state trattate dal Patronato Inac di Lucca sono state circa 50mila.
«A queste, però, si aggiungono – spiega Pagliai – quelle che non rientrano nelle statistiche e che sono un numero pari delle altre, pertanto il dato complessivo delle pratiche trattate dal Patronato è di circa 100mila unità».
Secondo i dati forniti dall’Inps, inoltre, il Patronato Inac di Lucca, da solo, tratta il 47% del totale delle pratiche dell’Istituto di previdenza.
Per comprendere la portata del lavoro del Patronato lucchese, basta considerare il dato toscano: l’Inac in Toscana tratta complessivamente 66mila 830 pratiche di cui oltre 50mila passano dagli uffici di Lucca, con un incidenza di circa il 75% a livello regionale.

L’INIZIATIVA DELL’ANP-CIA TOSCANA NORD – Tra le persone che si rivolgono all’Inac, una buona fetta è rappresentata dai pensionati e, per questa ragione, l’Anp-Cia Toscana Nord ha organizzato per venerdì 27 novembre, alle ore 15:30, a Palazzo Ducale (Sala Mario Tobino), una tavola rotonda sul tema ‘Il ruolo del Patronato e le esigenze dei pensionati nella società che cambia’, alla quale interverranno, oltre al direttore dell’Inac, Pagliai e al presidente dell’Anp-Cia, Renzo Luporini, i direttori degli Istituti di previdenza della provincia di Lucca, Carmine Cervo e Giancarlo Iannella e il presidente dell’Anp-Cia Toscana Alessandro Del Carlo. I lavori saranno aperti dal presidente della Provincia di Lucca, Luca Menesini ed è prevista, oltre che la presenza, anche un intervento dei parlamentari locali.

«Le sedi dell’Inac – spiega Maurizio Cavani – situate ovunque, anche nelle zone maggiormente isolate rappresentano gli ultimi presidi di civiltà: dopo che le Poste hanno chiuso, per molte persone, spesso anziane, sono un punto di riferimento su cui fare affidamento. Certamente, qualora si prosegua con tagli ai Patronati, questo comporterebbe la chiusura di alcune di queste sedi, presumibilmente quelle che si trovano nelle cosiddette ‘zone rurali’. Il danno maggiore, in questo caso, lo subirebbero proprio le persone anziane che si troverebbero così ancor più isolate. Dobbiamo assolutamente contrastare la possibilità che si verifichi questo ulteriore impoverimento del territorio».

CENTRI DI ASSISTENZA FISCALE (CAF) – Un discorso a parte, ma che presenta alcune analogie è quello relativo al taglio di 100 milioni delle dotazioni finanziarie per i compensi da erogare ai Centri di Assistenza Fiscale (Caf). «I Caf – spiega Pagliai – svolgono servizi gratuiti come il calcolo dell’Isee, i Red dei pensionati, il rilascio dei Cud e le autocertificazioni che gli invalidi devono inviare ogni anno. Nonostante la favola del pensionato che dovrebbe fare qualsiasi adempimento da solo, grazie a un numero pin rilasciato dall’Inps, quasi tutti si rivolgono ai Caf che, per questa attività, ricevono un modesto compenso. Lo stesso si può dire che la compilazione dei modelli 730: dai dati è, infatti, risultato che, nonostante il tanto pubblicizzato ‘modello precompilato’, oltre il 90% dei cittadini si è rivolto ai Caf. La riduzione dei contributi, quindi, avrà ripercussioni solo sull’utenza, poiché i Caf, per poter continuare a erogare i propri servizi, saranno costretti ad aumentare le proprie tariffe».

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