Anche la Toscana protagonista all’Expo 2015, mentre il Chianti e il Brunello conquistano il Regno Unito

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FIRENZE (di Marta Del Nero) – Dall’Expo a Milano alle tavole del mondo, così l’enogastronomia toscana compete per la conquista dei palati. Dal 1 al 28 maggio la terra del “buon vivere”, infatti, sarà protagonista nel padiglione Italia e dal 2 al 10 dello stesso mese comparirà nel “fuori Expo” ai Chiostri dell’Umanitaria a Milano, dove esperti e chef fiorentini racconteranno la storia dei piatti del capoluogo toscano.

Per tutta la durata dell’evento (6 mesi) presenzierà, inoltre, con percorsi business, pensati per sviluppare nuove e proficue relazioni economico-commerciali con paesi esteri nei settori di più alta competitività. Tra questi spiccano per importanza l’agroalimentare e il vitivinicolo, produzioni solide che non sembrano conoscere crisi; sono i dati ISTAT a confermare il trend, evidenziando per il 2014 un incremento di esportazioni pari al 4,3%, inserendo così la Toscana al secondo posto in classifica al seguito dell’Emilia Romagna (4,4%).

Detentore della medaglia d’oro si conferma il vino rosso che, per le sue proprietà benefiche di longevità (almeno un anno e mezzo secondo un’indagine della Coldiretti Toscana), o semplicemente per il piacere di gustarlo, ha il merito di un fatturato di 521 milioni di euro, solo per lo scorso anno. Per il nettare di Bacco non mancano aree e mercati di sbocco; a primeggiare in Europa è il Regno Unito, pronto ad accantonare i boccali di birra per fare spazio a calici e fiaschi (in voga il Chianti flask). In netta maggioranza, ancora una volta, sugli scaffali dei supermercati inglesi, sono i toscani Chianti e Brunello di Montalcino, consumati in famiglia o nei molti ristoranti italiani che si diffondono sempre più nel Paese della regina.

“La Toscana- afferma Gianni Poletti, 43enne carrarese proprietario di tre ristoranti di successo a Chester (UK) – è senza dubbio la regione italiana più conosciuta ed apprezzata in Inghilterra, non solo per le sue città d’arte ma anche per le sue colline, e di conseguenza per le specialità che vi vengono prodotte. È per questo motivo – prosegue – che il 60% del nostro menù è caratterizzato dalla cucina toscana e che abbiamo riservato interamente ai piatti regionali una serata apposita, il “tuscan tuesday”, che ha ottenuto un feedback molto positivo da parte della clientela”.

Poletti racconta, inoltre, di come i palati inglesi si siano col tempo affinati, inserendo così nella top list dei vini più richiesti anche i Supertoscani, come il Sassicaia.

Resta comunque una certa diffidenza nei confronti di nuove proposte: “Avevo una cliente abituale che ordinava solo spaghetti e bruschette. Quando le dissi che avevamo altri piatti buoni mi rispose che si vergognava a chiederli per paura di sbagliare pronuncia.”
L’imprenditore carrarese termina con un excursus sui canali distributivi, che si riassumono in tre tipologie principali: vi sono ditte importatrici inglesi che fungono da intermediari con aziende italiane, dalle quali acquistano i prodotti tipici con contratti di esclusiva, i grossisti che si occupano del commercio di prodotti internazionali e i nuovi distributori online, sorti per far fronte a una domanda sempre in aumento.

D’altra parte già Enrico IV sosteneva che “buona cucina e buon vino sono il paradiso sulla terra” e l’Inghilterra di oggi pare proprio ritrovarsi in questa convinzione.

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