Anche Massa scende in campo contro la violenza di genere

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MASSA – In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, l’Associazione A.R.PA.-Associazione Raggiungimento Parità, vuole sottolineare l’importanza del suo lavoro svolto al Centro Antiviolenza D.U.N.A.-Donne Unite Nell’Antiviolenza. “Perchè per noi il 25 Novembre è ogni singolo giorno dell’anno? – si legge nella nota -: Facciamo mediamente due colloqui al giorno, abbiamo ricevuto al numero H24 137 telefonate ed oggi abbiamo in carico 53 donne provenienti da tutto il territorio provinciale ed extra provinciale, a cui prestiamo in maniera del tutto volontaria i seguenti servizi gratuiti:  Accoglienza Ascolto telefonico h 24• Colloqui su appuntamento. Sostegno nel percorso di fuoriuscita dalla violenza• Assistenza legale• Consulenza legale: civile, penale, minorile,  Consulenza psicologica,  Gruppi CAM (Conoscersi Attraverso il Movimento) Metodo Feldenkrais  Gruppi di auto-mutuo aiuto Mediazione linguistica Sportello antistalking.
Facciamo inoltre attività di prevenzione e sensibilizzazione, orientamento e accompagnamento al lavoro, attività di rete, raccolta ed elaborazione dati, raccolta di materiale in tema di violenza, raccolta abiti usati per donne e minori di tutte le età. Lavoriamo in sinergia con Forze dell’Ordine, assistenza sociale, pronto soccorso, scuole e ad anno nuovo faremo ingresso formale nella rete regionale dei Centri Antiviolenza TOSCA con cui già collaboriamo attivamente. Perchè è fondamentale il lavoro del Centro Antiviolenza D.U.N.A.? Il Centro assicura protezione e sicurezza, empowerment e cambiamento sociale. È un luogo di donne per le donne perché una donna che ha subito una violenza da un uomo, nel momento in cui chiede aiuto, interpella nell’altra una rappresentazione di se stessa. Il concetto di violenza contro le donne ha a che fare con le relazioni di coppia, con le rappresentazioni sociali dei rapporti di genere e con la disparità di potere tra uomini e donne. Quindi affrontare il problema della violenza sulle donne diventa legittimo solo in un contesto che mette in discussione e parte dalla subordinazione, sociale e culturale, all’uomo. L’intervento è di carattere relazionale o psico-sociale, non terapeutico in senso tecnico e consiste in un percorso di colloqui a cadenza periodica e di durata variabile, finalizzato al raggiungimento di obiettivi stabiliti con la donna, secondo tappe concordate. Ci si basa sul
rafforzamento (empowerment) dell’identità della donna, fondamentale per autodeterminarsi, e sulla relazione tra donne che noi preferiamo chiamare „sopravvissute“ e non „vittime“. Per questo ci si avvale di personale esclusivamente femminile e specializzato sul tema. È solo attraverso la relazione fra donne che si può innescare un processo virtuoso di reciproco riconoscimento e sostegno. Alle donne non vengono offerte soluzioni precostituite, ma un sostegno specifico e informazioni adeguate, affinché possano trovare la soluzione adatta a sé e alla propria situazione così da poter costruire autonomamente il proprio percorso di uscita dalla violenza.
Fondamentali sono i servizi di reperibilità H24 e la seria valutazione del rischio attuata attraverso strumenti riconosciuti a livello europeo. Qual’è la tipologia di violenza che più colpisce queste donne? La violenza domestica è la forma di violenza più diffusa, gli atti sono per la maggior parte dei casi gravi, una parte delle
donne, prima di rivolgersi al centro D.U.N.A., non considerava la violenza domestica un reato e alcune lo accettavano come un fatto comune. È quindi piuttosto facile capire come la violenza nella sfera privata rimanga spesso in gran parte invisibile e sotto denunciata.
Tipologie di violenza:
• psicologica – 24
• fisica – 27
• economica – 14
• sessuale – 6
• altro – 10
Da considerare che divrese donne subiscono contemporaneamente più di una tipologia di violenza. Chi sono le donne che si rivolgono al centro? Nel 97% dei casi si tratta di donne che hanno subito violenza in famiglia dal proprio partner o ex, e sono donne che hanno subito violenza fisica, psicologica, economica, sessuale e/o stalking. Provengono da tutte le classi sociali e con differenti livelli di istruzione molte non hanno lavoro, mentre altre lo avevano ma sono state costrette a lasciarlo perché il proprio partner non permetterva loro di andarci. Tuttavia c’è da chiarire una volta per tutte che anche l’indipendenza economica delle donne non costituisce
una garanzia di libertà dalla violenza, vi sono meccanismi psicologici e culturali complessi per cui una donna rimane con il partner violento. Chi è il maltrattante? Il maltrattante è un uomo normale, con una vita sociale e relazionale normale, nel 99% dei casi con un lavoro. L’uomo violento per sfuggire alle proprie responsabilità
e mantenere il controllo sulla donna, tenta con qualunque mezzo di favorire il suo silenzio ma se non riesce ad ottenerlo attacca la credibilità della stessa: è pazza, non è vero, si è inventata tutto, mi vuole rovinare perché le ho detto che non la amo più, e simili. Chi sono le operatrici del Centro D.U.N.A.? Abbiamo 27 figure professionali esperte in accoglienza, ascolto telefonico, assistenza legale e tutela minori, ascolto e approccio socioculturale di genere, antropologia di genere, politiche del lavoro e valutazione delle competenze, counselor, psicologhe, psicoterapeute, educatrici e pedagogiste, esperta in fisioterapia, esperte in comunicazione di genere, progettazione e mediatrici interculturali e linguistiche. Quali le attività di prevenzione e formazione? Svolgiamo da anni attività di formazione nelle scuole del territorio e abbiamo vinto per il secondo anno consecutivo, il bando regionale di cui all’articolo 6 della l.r. 16/2009 (Cittadinanza di genere), con il progetto G.eA.- Genere E
Antiviolenza, con cui daremo continuità al percorso intrapreso con il laboratorio antiviolenza M.E.L.A. Il corso inizierà a fine gennaio e realizzeremo interventi formativi di secondo livello per rafforzare le competenze delle operatrici, formarne di nuove e grazie a quattro workshop tematici che coinvolgeranno tutta la cittadinanza , vogliamo diffondere una cultura di genere, antisessista, antidiscriminatoria e della non violenza, perché tutte e tutti possano essere messi nella condizione di accrescere le proprie conoscenze e superare barriere mentali imposte”.

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