Articoli in pelle contraffatti, smantellata un’organizzazione criminale

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FIRENZE – Dalle prime ore del mattino, i finanzieri del Gruppo di Firenze hanno dato esecuzione, nelle province di Firenze, Pisa, Teramo e Roma, a misure cautelari nei confronti di 13 persone (10 cinesi, 2 senegalesi ed 1 italiano) appartenenti ad un’associazione per delinquere (ex art. 416 c.p.) finalizzata alla produzione e commercializzazione di accessori di abbigliamento contraffatti – provvedimento emesso dal Gip del Tribunale di Firenze – dottoressa Anna Donatella Liguori – su richiesta della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze.
Sottoposti a sequestro preventivo beni immobili e mobili nella disponibilità degli indagati.

Nel corso delle indagini delle fiamme gialle, coordinate dal Sostituto Procuratore Tommaso Coletta, sono stati sequestrati complessivamente: 26.447 accessori di abbigliamento contraffatti, 1 immobile adibito a laboratorio di pelletteria, 22 macchinari per la produzione dei manufatti e 7 punzoni.
Sottoposti, oggi, a sequestro preventivo finalizzato alla confisca 1 unità immobiliare adibita ad abitazione di residenza di alcuni dei soggetti coinvolti, 6 autovetture ed 1 furgone, per un valore complessivo di € 295.000, nonché le somme depositate su 13 conti correnti.
L’operazione ha preso il via a seguito di un controllo, nell’estate del 2013, presso una ditta di pelletteria, sita nella zona industriale di Sesto Fiorentino – zona Osmannoro, gestita da un cittadino di origine cinese, che era dedita alla contraffazione “di qualità” di articoli in pelle.
Le successive indagini hanno accertato che l’organizzazione criminale era interamente gestita dai componenti di una famiglia di origine cinese. Questa si era specializzata nella produzione di borse, cinture, portafogli contraffatti di ottima qualità delle principali griffe internazionali (Hermes, Prada, Miu Miu, Gucci). Materie prime (pellame e componenti per rifinire le borse), etichette, placchette, cartellini erano importati dalla Cina e poi lavorati ed assemblati presso il capannone della ditta sito all’Osmannoro. Oltre alle materie prime, la ditta importava anche prodotti finiti. Alcune delle pelli importate sono risultate appartenere a specie protette (in particolare “pitone reticolato”) ed erano sprovviste di qualsiasi autorizzazione CITES.
Gli articoli erano commercializzati sul territorio nazionale o destinati ad altri paesi dell’Unione Europea. Il tutto completamente “in nero” dal punto di vista tributario. L’emissione dei documenti fiscali avveniva solamente quando vi era il rischio di possibili controlli da parte delle forze di polizia.
Le indagini patrimoniali svolte nei confronti degli indagati hanno consentito di accertare la sproporzione tra il patrimonio a loro riconducibile, anche per interposta persona, e le capacità reddituali dagli stessi dichiarate. Ciò ha portato all’odierno sequestro preventivo di beni immobili e mobili.

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