Assalirono la Sisal, in manette i ladri acrobati: presi grazie al DNA

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LIVORNO – Avevano assaltato la sede della SISAL di Livorno, in Via Provinciale Pisana, per ben due volte, il 6 e il 25 gennaio dello scorso anno, riuscendo a portar via, complessivamente, più di cinquantamila euro in contanti. L’8 aprile 2017 i quattro uomini ritenuti responsabili dei due furti sono stati arrestati dalla Squadra Mobile di Livorno diretta dal vice questore aggiunto Giuseppe Testaì, con la collaborazione di quelle di Pisa e Prato.

Grazie alle immagini del sistema di videosorveglianza interno che hanno evidenziato come i  tre soggetti travisati, dopo aver sfondato una vetrata con una mazza, si introducevano all’interno del centro scommesse “SISAL MATCHPOINT”. Strisciando per terra, per evitare i sensori dell’allarme, i tre malviventi entravano nell’ufficio ove era collocata la cassaforte, che aprivano utilizzando una “mola”, asportando dal suo interno la somma in contanti di circa 40 mila euro. Meno di venti giorni prima il locale era stato interessato da un colpo analogo, durante il quale però la cassaforte non era stata toccata.

Durante il furto i tre mantenevano contatti con almeno un “palo” esterno tramite radio-portatili. I quattro poi si dileguavano senza lasciare tracce, evidenziando in questo modo esperienza e professionalità criminale.

Sul posto, però, la polizia scientifica riusciva a repertare una lieve traccia di sangue, forse appartenente a uno dei malviventi che s’era ferito entrando da una delle finestre.

Attraverso l’esame del DNA, lo stesso è risultato appartenere a un noto pregiudicato,  Romolo Sartori.

L’attività di analisi e incrocio dei tabulati telefonici, permettevano infine di identificare i presunti autori oltre al Satori Romolo, di 33 anni, il fratello di questi, Satori Lennon, di anni 43, il cugino Tauman Juri, di 44 anni, e Grandini Angelo, di 45 anni, tutti nomadi appartenenti alla c.d. etnia “SINTI” e tutti già noti per fatti delittuosi simili.

Le successive mirate perquisizioni domiciliari permettevano di rinvenire gli indumenti indossati durante i due assalti predatori, confermando i sospetti degli investigatori e della Procura livornese che emetteva così  nei confronti dei quattro un provvedimento di custodia cautelare in carcere a Livorno a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

 

 

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