Associazione a delinquere, 27 misure cautelari tra Toscana e Calabria: maxi operazione di Fiamme Gialle e Arma

PISTOIA – Dall’alba di questa mattina, i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza e del Comando Provinciale dei Carabinieri di Pistoia hanno eseguito due ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip del Tribunale di Pistoia, Alessandro Buzzegoli, nei confronti di ventisette persone per associazione a delinquere finalizzata all’intestazione fittizia di beni, auto-riciclaggio, bancarotta fraudolenta, usura, estorsione, assunzioni fittizie finalizzate alle truffe in danno dello Stato, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, evasione fiscale e false fatturazioni.  Le operazioni, “Pluribus” e “Amici nostri”, hanno visto impegnati Fiamme Gialle e Arma. Le investigazioni congiunte dei militari del Comando Provinciale Carabinieri di Pistoia e del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Pistoia hanno consentito di individuare una struttura delinquenziale composta da imprenditori, operanti in vari settori economici, organizzata anche con l’ausilio di commercialisti

Finanza e Carabinieri di Pistoia, come spiegato durante la conferenza stampa congiunta, hanno eseguito due ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip del Tribunale di Pistoia, Alessandro Buzzegoli, nei confronti di ventisette persone domiciliate in Pistoia, Firenze, Pescia (PT), Massa e Cozzile (PT), Montecatini Terme (PT), Massarosa (LU), Gioia Tauro (RC), Lamezia Terme (CZ), Pieve a Nievole (PT), Quarrata (PT), Scandicci (FI), Capannori (LU), Olbia (OT) e Vicopisano (PI), indagate dai sostituti della Procura di Pistoia, Fabio Di Vizio, ora alla Procura di Firenze,e Claudio Curreli,per associazione per delinquere finalizzata all’intestazione fittizia di beni, auto-riciclaggio, bancarotta fraudolenta, usura, estorsione, assunzioni fittizie finalizzate alle truffe in danno dello Stato, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, evasione d’imposta e false fatturazioni.

Due dei destinatari delle misure sono stati trasferiti in carcere, venticinque agli arresti domiciliari e uno è stato sottoposto all’obbligo di dimora. Ad uno dei due destinatari, personaggio centrale in entrambe le indagini, sono state applicate entrambe le ordinanze emesse dal Gip. Ventitré misure cautelari sono state eseguite dai militari dell’Arma nell’ambito di entrambi i procedimenti e cinque dal personale della Guardia di Finanza nell’ambito dell’indagine “Amici nostriI”.

Eseguite anche 41 perquisizioni locali e domiciliari, finalizzate alla ricerca di materiale informatico e cartaceo, idoneo a corroborare ulteriormente le ipotesi accusatorie.
Due indagini distinte, convenzionalmente denominate “Amici nostriI” e “Pluribus” sono poi
confluite in un unico procedimento penale nel cui ambito hanno svolto sinergiche investigazioni il Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale Carabinieri e il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardiadi Finanza di Pistoia, denunciando complessivamente 163 persone.

I carabinieri hanno avviato le indagini nell’aprile del 2015, concentrando la loro attenzione sull’operato di alcuni commercialisti della Provincia e sugli imprenditori a loro collegati mentre le Fiamme Gialle, dal gennaio dello scorso anno, anche sulla scorta di spunti investigativi precedentemente acquisiti, hanno svolto sinergici e mirati accertamentidi polizia economico-finanziaria sul loro conto.Nel corso dell’operazione è stato eseguito il sequestro preventivo ai fini della confisca di otto aziende, con sedi ubicate nei Comuni di Pistoia, Buggiano (PT) e Montelupo Fiorentino (FI), operanti nei settoridella ristorazione, movimento terra, edilizia, vendita di tabacchi,il sequestro preventivo al fine della confisca “per equivalente” di beni immobili e mobili registrati nonché di conti correntie depositi bancari/postali per un ammontare complessivo di circa trentaseimilioni di euro.

Le investigazioni congiunte hanno consentito di individuare una struttura delinquenziale composta da imprenditori, operanti in vari settori economici, organizzata anche con l’ausilio di commercialisti.
La stessa si adoperava -allo scopo di agevolare alcuni clienti imprenditori, attivi nella provinciadi Pistoia -nelle commissioni di delitti di bancarotta fraudolenta, evasione fiscale ed elusione fiscale, nonché illecito impiego di capitali, trasferiti anche all’estero in ragione di circa venti milioni di euro, perpetrati per almeno dieci anni,arrecando un danno complessivo (nei confronti dei creditori terzi e dell’Erario) pari a oltre cinquanta milioni di Euro.
Le imprese coinvolte venivano fraudolentemente “svuotate” delle proprie risorse aziendali, attraverso il depauperamento dell’attivo, determinandone l’insolvenza ed, in alcuni casi, il fallimento. Inoltre nel corso delle indagini è stato accertato che quanto fraudolentemente distratto veniva illecitamente reimpiegato/riciclato in nuove realtà imprenditoriali che, di fatto, subentravano alle imprese fallite o insolventi e ne proseguivano l’attività, anche attraverso “prestanome”.
Nel porre in essere tali fatti illeciti, alcuni soggetti responsabili (consapevoli di essere probabili destinatari di misure di prevenzione patrimoniale da parte dell’A.G.) trasferivano fittiziamente a “teste di legno” i beni che -di fatto – rimanevano nella loro effettiva disponibilità affinché, con la “consulenza” di professionisti contabili, si potesse trarre il maggior illecito vantaggio economico, avvalendosianche di tecniche di riciclaggio e di auto-riciclaggio.

Gli appartenenti all’organizzazione criminalesmantellata con il filone d’indagine “Pluribis” tenevano condotte finalizzate a commettere numerose truffe, utilizzando aziende facenti capo alla  consorteria e di fatto già svuotate di risorse economiche,nonché finalizzate allafittizia assunzione di persone, con l’obiettivodi:-favorire l’illecita permanenza nel territorio dello Statodi extracomunitari, che potevano cosìottenere il permesso di soggiorno, fare erogare indennità di disoccupazione (NASPI)non dovute, consentire l’accesso al credito mediante l’esibizione difalse buste paga, far ottenere benefici di legge,come le misure alternative alla detenzione, aindividui che diversamente non avrebbero potuto ottenerli.  È stata accertata, peraltro, anche l’attività di usura, talvolta anche nei confronti degli stessi sodali, che venivano poi sottoposti ad estorsione per la restituzione delle somme prestate.
Coinvolti, oltre agli imprenditori e commercialisti, anche numerosi personaggi contigui alla criminalità organizzata di tipo mafioso.