Baby gang e violenza nell’omelia del Vescovo: “Riscopriamo la fede”

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LUCCA – “In principio era il Verbo”. Omelia, quella del Vescovo Italo Castellani, per la Santa Messa di Natale, tutta incentrata sulla natività del Cristo, sulla crisi economica che l’Italia, provincia di Lucca inclusa, vive e sulla violenza, i fatti di cronaca, le baby gang, il delitto di Halloween di Viareggio e la disgregazione sociale:
“Il “Verbo”: Colui che è sin “dal principio”, il senso di tutto –della creazione, della vita della storia umana – “si fece carne” (Gv 1,14). E’ divenuto uno di noi per condividere la fatica della vita, il dolore, infine la morte, affinché noi possiamo condividere con lui la pace, la gloria, l’immortalità.  Oggi (Lc 2,11) –mentre lo contempliamo nel giorno del suo ‘Natale’– ci appare inaspettatamente nel mistero di un bimbo piccolo, indifeso, rifiutato: questo bambino è Colui per cui l’universo è stato creato (cf Gv 1,3); è Colui che lo regge; è Colui che lo ama!
Ma come fare a raccontare all’uomo di oggi,a noi stessi, questa verità? La risposta è semplice, la strada è già segnata da Lui: vivendo il suo Vangelo!  Con il “Verbo”, Gesù Figlio di Dio, “veniva nel mondo la luce vera, che illumina ogni uomo” (Gv 1,9): il riverbero, la continuità di quella “Luce” siamo noi, suoi discepoli, chiamati a portare luce, la Sua Luce in questo tempo di oggi, soprattutto in quelle realtà che Papa Francesco chiama le “periferie esistenziali”: “Andate” – è l’invito del Vangelo di Natale– lì “troverete un bambino che è nato” (cf Te 2,12).
Quali sono, mi chiedo con voi, le “periferie esistenziali” dei nostri giorni? Sono le persone, le situazioni umane che Gesù stesso va a cerare e incontrare, come ci documenta il Vangelo: uomini e donne finalmente restituite a se stesse, alla loro piena umanità e dignità: il lebbroso è mondato, lo zoppo cammina, il cieco torna a vedere, la mano pietrificata si apre; cessa il dominio del male, della malattia e della morte; c’è un pane misterioso che nutre una vita nuova e sazia per l’eternità (cf ), un’acqua che disseta per sempre (cf ); guarendo orecchio, lingua e occhio, perché l’uomo ascolti, comunichi e veda! Tre periferie esistenziali “ –che sono la carne di Cristo– sono quanto mai attuali e ben visibili sul territorio della nostra Diocesi che va dalla Versilia, passando per la Città e la Piana di Lucca, sino all’Alta Garfagnana: un popolo “smarrito”; gli adolescenti e giovani nella “solitudine”; le famiglie “senza cibo”. Un popolo “smarrito”  Questo popolo smarrito siamo noi, nessuno escluso. Lo smarrimento è certo dovuto alla terribile congiuntura economica: ci ha colti come all’improvviso, impreparati, inoltrandoci come in un tunnel ogni giorno sempre più buio, di cui non si riesce ad intravedere la fine. Gli osservatori sociali parlano di un paese, l’Italia, come uno stivale socialmente acccartocciato su se stesso; un popolo come ripiegato, per buona parte della giornata e della notte, su una tastiera di computer in cerca di risposta all’insopprimibile bisogno di amore e di vita. Un popolo, giovane e adulti, che ha perso l’unica connessione che genera vita: Dio e il prossimo, in breve la ‘fede’.  Tale –mi chiedo, in questo Natale del Signore– è anche la nostra Lucca, il popolo della lucchesia? Lucca e lucchesia, sei accartocciata e ripiegata su te stessa? Se così stanno le cose, è urgente ritornare a ‘credere’: ‘credere’ è rientrare nel profondo di sé stessi, concentrarsi nella comprensione della parola divina, pregare: non certo per fuggire dal mondo reale, ma per una sempre maggiore e consapevole responsabilità verso la società, per una sempre più piena comprensione del vivere. Da parte mia sto invitando la nostra comunità cristiana a ritornare alle sorgenti della fede, mettendoci in ascolto della Parola di Dio: “Chiesa di Lucca apriti e mettiti seriamente in ascolto del Signore”! E’ l’appello che rinnovo in questo Natale del Signore chiedendo che “in ogni comunità nascano almeno due o tre luoghi dove stabilmente si ascolta il Vangelo: Centri di lettura della Parola di Dio” in famiglia, tra famiglie, tra vicini e conoscenti ove s’impara a leggere e vivere la vita alla luce del Vangelo.  Adolescenti e giovani nella ‘solitudine’ I nostri ragazzi, i giovanissimi in particolare, sono colmi di naturale energia: le ultime generazioni giovanili sono ricche più che mai di grandi potenzialità intellettuali, nonché capaci di ricevere e donare amore, affetto, tenerezza sincera. Non posso tuttavia tacere che recenti fatti di cronaca sul nostro territorio –atti di violenza aperta o mascherata verso i coetanei, perfino contro i più deboli, le istituzioni … e alla fine, in un modo o nell’altro, contro se stessi, sino ad un’aggregazione giovanile attorno alla criminalità organizzata, baby gang , mi e ci inquietano.  Vogliamo darci un colpo d’ala, tutti insieme (famiglie, chiesa e istituzioni civili), perché il prezioso patrimonio che sono i nostri giovani non vada disperso se non perduto?  Conforta la risposta educativa, alla domanda di senso della vita dei giovanissimi, offerta dalle nostre comunità parrocchiali e da altre istituzioni educative, quali la scuola e il mondo dell’associazionismo e del volontariato. Diversi giovani e adulti –grati di quanto a loro volta hanno ricevuto dalla comunità ecclesiale nella loro fanciullezza e adolescenza– stanno offrendo con grande passione, soprattutto tra i nostri giovanissimi, il servizio educativo alla fede come animatori nei nostri gruppi e oratori parrocchiali.  Diversi genitori stanno accogliendo l’invito a responsabilizzarsi in prima persona dell’educazione alla fede dei propri figli, condividendo l’iniziazione alla vita cristiana nei percorsi ordinari di catechesi offerti dalla comunità cristiana. Sono questi ‘segni di speranza’ –espressione del molteplice impegno educativo alla vita buona del Vangelo – che segnano una strada e non mancheranno di portare frutto in un prossimo futuro. Famiglie senza cibo Si, siamo a questo punto! Per ‘cibo’, oltre che i viveri di sussistenza quotidiana, intendo anche tutto ciò che è essenziale per vivere dignitosamente: dai medicinali ad adeguati strumenti culturali …
So bene che causa di tutto è la mancanza del lavoro e il primo corale impegno è di collaborare tutti –ciascuno per la propria parte, a cominciare dalle Istituzioni a ciò preposte – a sanare questa vera e propria piaga sociale. Sono altrettanto consapevole che non bisogna rispondere alla mancanza di cibo –o ad ogni altra necessità per una vita dignitosa– con un assistenzialismo fine a se stesso. Di fatto ritornando ai ‘viveri’, per quanto mi è dato registrare dal mio pur piccolo osservatorio, alcune famiglie che fanno parte delle nostre comunità –qualche nostro vicino di casa? – hanno il frigo vuoto, e non solo il giorno di Natale! Il recente fatto di cronaca –della dispensa di una scuola dell’infanzia svuotata di viveri riservati ai bimbi– da solo parla e non ha bisogno di commenti. I centri d’ascolto Caritas sul territorio e le stesse comunità parrocchiali da tempo si sono attrezzate per rispondere a questa ed altre necessità. Invito le famiglie cristiane che la Domenica partecipano alla celebrazione Eucaristica, e sono solite presentare all’offertorio il proprio dono in viveri, a intensificare questo impegno. Questo ‘gesto d’amore’ settimanale di ogni famiglia cristiana –quindi non una tantum– oltre a rispondere a un’urgenza sociale, sarà grandemente educativo per i nostri bimbi e giovani, che vanno educati con concretezza alla gratuità, quindi, all’attenzione al proprio prossimo. “Con Cristo nasce e rinasce la gioia” (EG 1), scrive Papa Francesco. Con questa certezza nel cuore, auguro alla nostra comunità ecclesiale di Lucca, e ad ogni uomo di buona volontà, Buon Natale!

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