Badanti “spie” per i ladri: sgominata la banda

0

FIRENZE – Le spie? Erano due badanti, usate dalla banda di ladri per individuare le abitazioni dove mettere a segno i colpi. In dieci, georgiani e bulgari, tra chi le due donne, sono però finiti in manette per mano della Polizia, mentre due soggetti sono ancora ricercati. Per gli inquirenti la gang avrebbe messo a segno decine di furti in case di Toscana, Liguria e Piemonte, in particolare a Firenze, Sesto, Empoli, Vinci, Pontedera, Pisa e Genova. I colpi erano consumati con il ‘lockpicking’ aprendo porte blindate con chiavi alterate o grimaldelli.
A seguito di un’articolata attività d’indagine durata circa quattro mesi, i poliziotti della Squadra Mobile fiorentina e del Commissariato di Empoli, coordinati dal Procuratore Capo del Tribunale di Firenze dottor Giuseppe Creazzo, hanno arrestato dodici cittadini stranieri, di cui undici georgiani ed un bulgaro, in esecuzione sia di provvedimenti di “fermo di indiziato di delitto” emessi dal Pubblico Ministero dotto rPaolo Barlucchi – incaricato delle indagini – poi confermati in custodia cautelare in carcere in sede di convalida, sia in esecuzione di ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dall’Ufficio del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Firenze.

Nei confronti degli arrestati, tra cui due donne, sono stati ritenuti sussistenti gravi indizi di colpevolezza in ordine ad una serie di furti in abitazione, consumati e tentati con la tecnica del  “lockpicking” (consistente nell’apertura di porte blindate mediante l’uso di chiavi alterate o grimaldelli appositamente sagomati), commessi in varie località del territorio nazionale come Firenze, Empoli, Vinci, Pontedera, Pisa, Genova, Sesto Fiorentino nonché altre città della Toscana, della Liguria e del Piemonte ove i gruppi operativi erano particolarmente attivi.

Le indagini, condotte sia con tecnica classica (pedinamenti, appostamenti), sia mediante l’utilizzo di attività tecniche (intercettazioni telefoniche ed ambientali), hanno avuto origine nel mese di Ottobre 2014 quando, durante un servizio di appostamento svolto ad Empoli, è stato notato uno degli arrestati – pluripregiudicato per reati contro il patrimonio e sospettato di collegamenti con la c.d. “mafia russofona” – uscire da un negozio di compro-oro insieme ad un altro georgiano: tale circostanza ha permesso di accertare che i due uomini avevano portato in visione alcuni oggetti d’oro dei quali non era chiara la provenienza e che erano stati fatti versamenti di gioielli d’oro in altre circostanze.

I successivi accertamenti, dunque, (corroborati da altri indizi di carattere investigativo e dal fatto che questi, in passato, erano stati coinvolti in altri fatti criminali della stessa specie sui quali aveva indagato proprio la Polizia) hanno permesso di accertare che tracce della presenza dei cittadini georgiani emergevano in occasione della commissione di alcuni furti in abitazione commessi nel comune di Vinci .

E’ stato accertato, inoltre, che le due donne arrestate, oltre a partecipare attivamente alla commissione dei furti (sia nella fase del “sopralluogo” sia nella fase esecutiva) erano quelle che, facendosi assumere come “badanti”, davano le informazioni ai gruppi operativi sugli appartamenti da colpire, anche assumendo informazioni da altre connazionali.

Ebbene, il seguito è stato caratterizzato da una serie di successi investigativi iniziati con il “fermo di indiziati di delitto” proprio alla frontiera di Ventimiglia, i primi del mese di Dicembre scorso, di quattro georgiani che stavano cercando di espatriare (da qui il nome dell’operazione “Linea di confine”); proseguiti con altri cinque arresti operati a Empoli nel periodo delle feste natalizie in esecuzione di altrettante ordinanze di custodia cautelare in carcere (tre uomini e due donne); conclusi con altri tre arresti eseguiti nei giorni scorsi a Firenze sempre in esecuzione di analoghe ordinanze di custodia cautelare in carcere.

All’appello, per il momento, risultano mancare altri due georgiani, destinatari di ordinanze di custodia cautelare in carcere, allo stato attivamente ricercati.

Molti degli oggetti ritrovati (orologi di valore; catene, bracciali ed anelli in oro; altri monili in oro e metalli preziosi) sono stati restituiti ai legittimi proprietari.

No comments

*