Basta tragedie nel Mediterraneo. L’appello del Festival del Volontariato dopo l’ennesima strage di migranti

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LUCCA – “L’ennesima e gravissima, forse la più grave di sempre, tragedia di migranti annegati nel canale di Sicilia ci interpella tutti. Non possiamo tenere la testa sotto la sabbia. Serve un’assunzione di responsabilità collettiva affinché gli Stati del Mediterraneo e l’Europa fermino questa strage di vite umane. Al cordoglio si deve accompagnare l’impegno concreto per cambiare marcia, per fare in modo di gestire nel modo migliore possibile un problema enorme e complicato come questo”. Dal Festival del Volontariato, che si chiude oggi a Lucca dopo quattro giorni di eventi, arriva il cordoglio e l’appello del presidente del Centro Nazionale per il Volontariato Edoardo Patriarca. Il Festival è iniziato proprio con una riflessione da parte del sottosegretario agli Interni Domenico Manzione sui flussi di migranti e l’accoglienza. “Insieme a Manzione abbiamo riflettuto -aggiunge Patriarca- sulle enormi dimensioni di questo problema che deve essere affrontato sia sul piano interno, con efficaci e sostenibili politiche di accoglienza, sia sul piano internazionale, agendo in modo diverso per far cambiare marcia all’Europa. Le dimensioni del problema non possono essere un pretesto per indietreggiare, ma una motivazione per chiedere agli Stati dell’Europa e dei Paesi di origine di fare tutti insieme la loro parte per fermare questa tragica e ininterrotta strage”.
“L’Italia è stata lasciata sola. Per molti migranti il nostro Paese rappresenta una falsa illusione. Ma per loro la realtà è ben diversa”. E’ così che Bruno Molea, presidente Aics e deputato di Scelta civica, dal Festival del volontariato organizzato a Lucca dal Cnv (Centro nazionale per il volontariato) commenta l’ultima tragedia del mare nel canale di Sicilia. La più grande di sempre. “L’Euroa crede di risolvere il problema solo con i contributi economici. Ma le priorità sono altre: dobbiamo puntare sulla prima accoglienza, sulle opportunità d’integrazione, sulla possibilità di comunicare e sulla conoscenza delle leggi”.  Per Molea è ormai “diventato impossibile dialogare con chi sta al di là del Mediterraneo”. Perché la Libia, “primo trampolino di lancio verso l’Italia”, secondo il presidente di Aics “è un paese fuori controllo, senza interlocutori politici. E’ impossibile stabilire un accordo per evitare altre stragi. Saranno sempre più drammatiche” aggiunge Molea. “E’ cambiato perfino il metodo con cui avvengono questi viaggi della disperazione. Per intercettare i migranti ci spingiamo sempre di più verso le coste libiche. Di fatto i nostri militari sono diventati gli autori degli ingressi in Italia. I trafficanti hanno modificato il modo di agire: danno in mano agli stranieri un satellitare con i numeri da chiamare per essere recuperati dalle motovedette. Ma tavolta non ce la fanno. Proprio come è accaduto stamani”.  Al Festival del volontariato, nel corso del convegno “Lo sport supera i confini: storie di partecipazione ed integrazione”, Molea è intervenuto anche sul ddl del cosiddetto “ius soli sportivo”, da lui proposto e approvato nei giorni scorsi dalla Camera. “La legge dovrà ora passare al vaglio del Senato. L’obiettivo – ha detto – è di arrivare alla sua approvazione entro settembre, cioè prima dell’inizio della stagione sportiva”.
“Le vittime del Mediterraneo pesano sull’egoismo di chi, in Europa, si è sempre girato dall’altra parte ogni volta che un barcone è partito stipato di gente, ogni volta che c’è stata una tragedia del mare, ogni volta che l’Italia ha lanciato un grido d’allarme – commenta da Roma la responsabile della comunicazione di Forza Italia, onorevole Deborah Bergamini:.”Di fronte a 700 vite umane perse e ad un mare che è diventato peggio di una fossa comune, capace di inghiottire persone, famiglie, identità, storie e speranze, gli Stati europei contrari al rafforzamento di iniziative comuni, il nostro governo incapace di farsi ascoltare e l’Unione tutta, debole oltre l’immaginabile, si sono condannati ad una responsabilità pesantissima. Ora, con le chiacchiere, gli Stati europei provino a tenere a bada le proprie coscienze. E vediamo se adesso si è finalmente capito che è arrivato il momento di agire, in Libia, in Italia e in Europa: questi barconi della morte non devono più partire, non c’è altra soluzione”.
“In una settimana sono giunti in Italia oltre 10,000 profughi: si tratta di una tragedia epocale: uomini e donne che fuggono dalla guerra, dalla violenza e dalla fame. Uomini e donne che per scappare da condizione di vita drammatiche sono pronte a tutto, anche a rischiare la vita. E’ una emergenza umanitaria, sanitaria, sociale e civile che l’Europa non può scaricare tutta sull’Italia”. Questa la riflessione della senatrice Manauela Granaiola: “A seguito dell’ultimo naufragio sono scomparse centinaia di persone. Uomini e donne delle quali non sapremo più nulla; vite stroncate dalla speranza e dall’angoscia ma soprattutto da quella malavita organizzata che su queste tragedie specula e si arricchisce.  Intanto occorre colpire questa delinquenza con pene certe ed esemplari nei territori di partenza e nelle complicità locali ovunque si annidino. Una vera e propria repressione che può essere gestita solo con un attento e complesso lavoro di intelligence. L’emergenza impone anche un lavoro con i governi interessati dal fenomeno; credo che ormai sia legittimo pensare che un fenomeno così esteso venga anche “utilizzato” per destabilizzare tutta l’area del mediterraneo.  E’ evidente che qualcuno ha interesse a favorire ed alimentare questi flussi migratori incontrollati usando migliaia e migliaia di innocenti disperati come una vera e propria arma occulta; perciò credo di poter affermare che ci troviamo di fronte a qualcosa di più di una pur gravissima emergenza umanitaria. Si tratta di un disegno che va contrastato alla radice e in tutti i suoi aspetti. Un disegno che va battuto senza indugi e che non può essere ridotto a semplice (anche se necessario) sostegno economico. Il punto centrale resta il ruolo politico dell’Europa e la sua capacità di pesare in vicende complesse come questa. Il governo italiano, nelle sue massime espressioni, deve far valere con forza ed immediatezza tutte queste ragioni nei tavoli Europei. Ne va della vita di migliaia di innocenti, della nostra coesione sociale e della futura stabilità di tutto il bacino mediterraneo. In fine, comprendo e condivido la preoccupazione di quanti, nel nostro paese, seguono questi eventi o ne vivono, giorno dopo giorno, le peggiori conseguenze. Tuttavia non posso che disprezzare di cuore quanti approfittano di così tante sofferenze per farne oggetto di inqualificabile propaganda elettorale o peggio. Queste persone, culturalmente, non posso che considerarle assai prossime ai carnefici che organizzano i viaggi della morte e ci speculano sopra”.

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