Blitz dei Ros contro i neofascisti, volevano morto anche Marco Affatigato

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LUCCA – Ci sarebbe anche Marco Affatigato, lucchese noto alle cronache, nel mirino di un gruppo di ispirazione neofascista, smantellato oggi dai Ros, coordinati dalla Procura dell’Aquila. Nell’indagine, “Aquila Nera, sono finite in manette 14 persone e 44 sono state denunciate.

I neofascisti arrestati nell’inchiesta dei pm dell’Aquila si proponevano il “compimento di atti di violenza (tramite attentati a Equitalia, magistrati e forze dell’ordine) al solo fine di destabilizzare l’ordine pubblico e la tranquillità dello Stato”. Lo si legge negli atti del procedimento. Alcuni degli indagati ipotizzavano “forti azioni nei confronti di esponenti dello Stato (ministri della Repubblica, rappresentanti delle Forze dell’Ordine o magistrati)”. Il piano degli indagati, come riporta l’Ansa,  era “basato su un doppio binario”: “da un lato atti destabilizzanti da compiersi su tutto il territorio nazionale e dall’altro un’ opera di capillare intromissione nei posti di potere, tramite regolari elezioni popolari con la presentazione di un loro “nuovo” partito”. Al vertice del gruppo “Avanguardia ordinovista” che si rifaceva a Ordine Nuovo gli inquirenti collocano Stefano Manni, 48 anni, residente a Montesilvano (Pescara) che è accusato di aver “utilizzato il web, ed in particolare Facebook, “come strumento di propaganda eversiva, incitamento all’odio razziale e proselitismo”. Manni aveva anche progettato la costituzione della “Scuola Politica Triskele”, legata alla creazione del “Centro Studi Progetto Olimpo”, per organizzare incontri politico-culturali in varie località italiane, nonché i cosiddetti “campi hobbit”, come accadeva a cavallo tra gli anni ’70 e ’80. ‘Avanguardia ordinovista’ intratteneva contatti con altri gruppi di estrema destra con cui, secondo i militari del Ros, intendeva” unirsi nel processo di destabilizzazione e lotta politica” quali i “Nazionalisti Friulani”, il “Movimento Uomo Nuovo” e la “Confederatio “. Il gruppo di eversivi aveva un luogo di ‘venerazione’ posizionato in una località della costa abruzzese. Gli investigatori inquirenti mantengono il più stretto riserbo sulla località.

Qui di seguito quanto riportato dall’Ansa nazionale:

” DETTAGLI DELL’INDAGINE: al vertice del gruppo “Avanguardia ordinovista” che si rifaceva a Ordine Nuovo gli inquirenti collocano Stefano Manni, 48 anni, residente a Montesilvano (Pescara) che è accusato di aver “utilizzato il web, ed in particolare Facebook, “come strumento di propaganda eversiva, incitamento all’odio razziale e proselitismo”. Manni aveva anche progettato la costituzione della “Scuola Politica Triskele”, legata alla creazione del “Centro Studi Progetto Olimpo”, per organizzare incontri politico-culturali in varie località italiane, nonché i cosiddetti “campi hobbit”, come accadeva a cavallo tra gli anni ’70 e ’80. ‘Avanguardia ordinovista’ intratteneva contatti con altri gruppi di estrema destra con cui, secondo i militari del Ros, intendeva” unirsi nel processo di destabilizzazione e lotta politica” quali i “Nazionalisti Friulani”, il “Movimento Uomo Nuovo” e la “Confederatio “.

Il gruppo di eversivi aveva un luogo di ‘venerazione’ posizionato in una località della costa abruzzese. Gli investigatori inquirenti mantengono il più stretto riserbo sulla località.

E’ giunto il momento di colpire, ma non alla cieca“. Sono le parole di Stefano Manni, 48 anni, considerato dagli inquirenti al vertice del gruppo “Avanguardia ordinovista’ che si rifaceva a Ordine Nuovo, arrestato dai Carabinieri nell’operazione “Aquila Nera” (ASCOLTA LE INTERCETTAZIONI). Colpire ma “non come alla stazione di Bologna, tra l’altro non attribuibile a noi”, “vanno colpite banche, prefetture, questure, uffici di Equitalia, con i dipendenti dentro”, spiega Manni. “E’ arrivato il momento di farlo, ma farlo contestualmente. Non a Pescara e poi fra otto mesi a Milano”. “Poi – conclude – credo che la via dell’Italicus sia l’unica percorribile”, alludendo all’attentato terroristico compiuto nella notte del 4 agosto 1974 a San Benedetto Val di Sambro, in provincia di Bologna sul treno espresso Roma-Monaco di Baviera, in cui morirono 12 persone ed altre 48 rimasero ferite.

Armi in Slovenia, kalashnikov come ‘caramelle’ (ASCOLTA LE INTERCETTAZIONI). ‘Quanto costano le caramelle? Mille l’una. Ne hanno cinque’. E’ uno stralcio di una conversazione telefonica intercettata dai Ros dei Carabinieri, tra Stefano Manni e Franco Grespi, entrambi arrestati nell’ambito dell’operazione “Aquila Nera”. Le ‘caramelle’ sono armi, ‘AK’ dicono i due, alludendo all’AK-47, il fucile d’assalto sovietico meglio noto come kalashnikov.

IL BLITZ DEI CARABINIERI DEI ROS: 14 gli arresti in varie regioni italiane su disposizione della magistratura dell’Aquila nei confronti di un gruppo clandestino che, richiamandosi agli ideali del disciolto movimento neofascista “Ordine Nuovo”, progettava “azioni violente contro obiettivi istituzionali”. I militari hanno arrestato una persona a Milano ed hanno eseguito anche alcune perquisizioni nel capoluogo lombardo.

Le indagini partono da ipotesi di reato in Abruzzo e poi nella loro evoluzione coinvolgono altre regioni tra cui Lombardia, Piemonte Lazio e Campania. A quanto si appreso le perquisizioni sarebbe almeno 50.

Nell’ordinanza di custodia cautelare si contestano i reati di associazione con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico ed associazione finalizzata all’incitamento, alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Contestualmente agli arresti sono in corso delle perquisizioni a carico di altri 31 indagati.

Al centro delle indagini del Ros, riferiscono gli investigatori, un gruppo che sulle orme di “Ordine Nuovo” aveva messo in cantiere azioni violente nei confronti di “obiettivi istituzionali”, allo stato non meglio precisati, utilizzando i social network come “strumenti di propaganda eversiva”. I carabinieri hanno anche documentato i ripetuti tentativi degli indagati di reperire armi, tramite una rapina già pianificata o mediante approvvigionamenti all’estero”.

Marco Affatigato, che attualmente vive in Francia, era accusato dalla banda finita in manette di essere un “infame”, perché ex esponente di Ordine nuovo e secondo loro legato ai servizi segreti. Sicura, per gli inquirenti, la progettazione del suo omicidio:”Il gruppo è stato fermato appena in tempo, visto che stava per usare le armi”. L’arsenale era stato reclutato in Slovenia.

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