Caccia di frodo, sequestrate reti di cattura e uccelli da richiamo

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LUCCA – Un bracconiere con precedenti penali è stato sorpreso in flagranza di reato durante la cattura con reti di uccelli selvatici, attirati da richiami vivi illegalmente detenuti; la Forestale procede al sequestro giudiziario, alla denuncia penale e libera  subito  tutti gli uccelli prigionieri delle reti.

Altro grave episodio di bracconaggio in Media Valle del Serchio: alcuni giorni fa i servizi territoriali del Corpo forestale dello Stato, a seguito di attività investigativa, hanno sorpreso un bracconiere già noto alle Forze dell’Ordine che aveva predisposto 4 reti da uccellagione nei pressi di una frazione montana del Comune di Borgo a Mozzano.

Il responsabile era privo di licenza di caccia ma aveva ugualmente teso le reti -mezzi di cattura comunque vietati dalle norme venatorie- in diverse posizioni strategiche nel fitto della vegetazione, attirandovi l’avifauna selvatica grazie a 10 richiami vivi, anch’essi  detenuti illegalmente.

Il canto dei propri simili costretti nelle gabbie aveva attirato numerosi  uccelli in libertà che, ignari del pericolo e  accorsi in gran numero, erano rimasti prigionieri delle reti, nelle quali si dibattevano pigolando in continuazione, nell’attesa disperata di un improbabile salvezza.

Gli Agenti del Corpo forestale hanno resistito all’istinto di liberare subito tutti gli uccelli prigionieri e si sono appostati in silenzio nei dintorni in attesa; il loro sangue freddo è stato presto ripagato dall’arrivo del bracconiere che, ignaro della presenza del servizio di vigilanza a pochi metri da lui, con cura ha iniziato ad estrarre gli uccelli dalle reti per impossessarsene.

Solo allora la pattuglia della Forestale è uscita dal suo ricovero di fortuna, cogliendo in flagranza di reato il bracconiere che non ha opposto  alcuna resistenza; identificato e denunciato il responsabile, reti e gabbie sono state sequestrate ma gli uccelli da richiamo illegalmente detenuti sono purtroppo risultati ormai inadatti all’ambiente naturale: costretti da troppi anni in spazi angusti, avevano le ali e le zampe semiatrofizzate e non sarebbero stati in grado di provvedere autonomamente a sé stessi.

Per garantire ugualmente a questi “ergastolani senza colpa” una vita dignitosa, dopo il sequestro il Corpo forestale li ha assegnati in custodia giudiziaria ad un’associazione riconosciuta, abilitata alla cura e al recupero dell’avifauna selvatica, che già li accudisce e fornisce loro tutta l’assistenza necessaria, comprese cure veterinarie e riabilitazione.

Tra gli uccelli selvatici appena rimasti prigionieri delle reti c’erano invece tordi, zigoli, fringuelli e cinciarelle, tutti in piena salute, che reclamavano a gran voce la loro libertà: i Forestali li hanno estratti con tutta la delicatezza del caso e li hanno reimmessi senza indugio nel loro ambiente naturale.

 

 

 

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