Camorra e riciclaggio di denaro in favore del clan dei Casalesi: 11 arresti

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Sono 11 le ordinanze di custodia cautelare del gip del Tribunale di Napoli, eseguite questa mattina  nei confronti di altrettanti soggetti gravemente indiziati dei delitti di reimpiego di denaro di provenienza illecita e di intestazione fittizia di beni, tutti commessi con la finalità di agevolare il clan dei Casalesi — fazione Schiavone. Contestualmente, sono stati sequestrati numerosi beni immobili e mobili registrati sui territori della Campania, dell’ Emilia Romagna e del Lazio, complessivamente stimati per circa 10 milioni di euro. Le indagini, durate circa 2 anni, si sono sviluppate a seguito di alcuni fatti di bancarotta fraudolenta commessi in territorio di Pisa da alcuni soggetti casertani e sono state svolte dal Nucleo di Polizia Tributaria di quel capoluogo. Gli approfondimenti investigativi esperiti su tale società hanno consentito di individuare connessioni tra la società fallita ed alcuni soggetti che gravitavano negli ambienti della criminalità organizzata casertana, tra cui soprattutto la famiglia Di Puorto di San Cipriano d’Aversa. Le indagini, nell’inchiesta “K’SMET”, volte dal G.I.C.O. di Firenze hanno preso le mosse dalle dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia, da intercettazioni telefoniche ed ambientali e da accertamenti su soggetti residenti nel territorio casertano. Tali elementi sono stati poi incrociati con accertamenti patrimoniali che hanno portato all’esame di 60 conti correnti bancari ed alla ricostruzione di consistenti flussi finanziari nei confronti di 16 persone, lungo un arco temporale di circa 10 anni. Si è così potuto risalire agli investimenti economici realizzati dalla famiglia Di Puorto di San Cipriano d’Aversa, (legata al Clan dei Casalesi – fazione Schiavone) in Campania, Toscana ed Emilia Romagna, direttamente o tramite interposta persona ed è. emersa una vasta attività di riciclaggio di denaro condotta, per conto del clan dei Casalesi, dal gruppo criminale riconducibile alla citata famiglia di San Cipriano d’Aversa.

In particolare, alcuni componenti della famiglia Di Puorto hanno ricoperto il ruolo di referenti per il reimpiego di denaro in attività imprenditoriali nel settore edile ed immobiliare nell’Italia Centro-Settentrionale (in particolare Emilia Romagna e Toscana) avvalendosi di alcuni imprenditori incensurati di origine casertana. Tre sono le società edili intestate fittiziamente a prestanomi, con sedi a San Cipriano d’Aversa, Poggio Renatico  e Roma, che utilizzavano il denaro di provenienza illecita del noto clan camorristico per la realizzazione di immobili in edilizia pubblica (in provincia di Siena) e privata (nel modenese e ad Argenta, in provincia di Ferrara); in tale ultima località veniva realizzato, in sub-appalto, un complesso residenziale di 14 appartamenti. Il denaro realizzato mediante tali operazioni immobiliari ritornava così “ripulito” nelle casse dei Casalesi sotto forma di contanti e/o titoli di credito.

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