Caos climatico, Franchi: “Conferenza di Parigi ultima spiaggia?”

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LUCCA – Oramai in Italia ed in altri Paesi del Mondo, ad ogni scroscio d’acqua abbiamo allagamenti, frane, crolli di abitazioni, che si alternano a periodi di siccità, trombe d’aria, uragani. “Questo moltiplicarsi di squilibri ambientali e disuguaglianze colpisce soprattutto i ceti più poveri… Ogni volta si lamentano i danni avvenuti… urliamo per l’assenza di prevenzione… e dopo tutto ricade nell’oblio… nel silenzio, in attesa della prossima sciagura”, scive Umberto Franchi in una nota stampa che riportiamo integralmente: “I cambiamenti climatici non sono colpa del destino cinico e baro, ma sono dovuti soprattutto al consumo del petrolio e del carbone . Basta pensare che un’azienda multinazionale petrolifera come la Chevron ha mandato in atmosfera oltre dieci volte di più di tutti i Paesi dell’Africa messi assieme, ma nonostante ciò i vari governi dei Paesi Industrializzati, finanziano con incentivi pubblici i combustibili fossili quattro volte di più di quelli desitinati alle energie rinnovabili. La questione si pone con forza in tutti i Paesi del Mondo, ma anche e soprattutto nei nostri territori, dove oltre al rischio di entrare in un percorso di perenne cambiamento climatico mondiale, abbiamo anche un inquinamento ambientale , smotamenti franosi del territorio, a causa di amministratori (locali e nazionali) senza scrupoli , che da molti anni (soprattutto nei governi, del centro-destra) hanno permesso che il cemento andasse a ricoprire ogni metro di terra, uccidendo la prevenzione ed un pezzo di ambiente! In questo contesto la 21° Conferenza delle Nazioni Unite che si sta per tenere a Parigi (il 30 novembre) dovrebbe portare ad un accordo universale che abbatta entro il 2030 il 40% di tutte le emissioni di gas serra. Dovrebbe, ma il contesto in cui si pone la 21° conferenza, vede un ruolo crescente delle società multinazionali, le quali affermano che il diritto al commercio deve sempre prevalere rispetto ai risanamenti ambientali e le mete sociali… ed i politici che governano nei vari Paesi , sono sostanzialmente al loro servizio … e, mentre a Parigi sosteranno la necessità di un accordo, nei fatti stanno già negoziando nell’ombra come un fantasma il varo di un grande mercato transatlantico attraverso i l’accordo del TTIP. Quindi, dovrebbe… ma anche questa volta il rischio reale è che fallisca, come è avvenuto con nil rifiuto del senato Usa sulla ratifica del protocollo di Kioto del 1997, come è avvenuto con il fallimento della conferenza di Copenhagen del 2009, con la conseguenza che negli ultimi 20 anni le emissioni totali del CO2, sono passati da 23 miliardi di tonnellate a 36 miliardi di tonnellate, generando un cambiamento antropico ( legato alle attività umane) del riscaldamento del clima, di circa un grado e se dovesse proseguire con l’incremento di un altro grado si andrebbe sicuramente in una corsa verso l’abisso senza più possibilità di fermare il riscaldamento del Pianeta Terra, con la sua autodistruzione ! Tuttavia, anche nell’ipotesi più ottimista di un accordo le emissioni potranno essere ridotte ed azzerate nel corso di almeno una generazione (20 anni) solo se “diamo gambe all’accordo” attraverso una conversione ecologica ambientale. A mio parere non è sufficiente un accordo sulla carta tra i 170 Paesi che vi parteciperanno. Per evitare il caos climatico oltre a lasciare sottoterra gran parte dell’energia fossile esistente, puntando ad energie rinnovabili, pulite, alternative… è necessario convertire in termini ecologici… pensare a un modello di sviluppo, di consumi, di qualità della vita diversa da quella fondata sui criteri dell’accumulazione. Questo significa modificare profondamente i processi produttivi, quelli dell’organizzazione del lavoro, quelli dei consumi… dei modi di vivere… delle culture… mettendo in discussione interessi, profitti e poteri consolidati nel tempo… Quindi anche nell’ipotesi più ottimista, un accordo sulla riduzione delle emissioni sarebbe insufficiente… resterebbe solo una parzialità che non sarebbe in grado di cambiare la prospettiva ecologica del Paese e del Mondo. Credo invece che sia necessario tornare a mettere al centro la questione del “lavoro”… ridare i diritti perduti a chi lavora al fine di mettere in discussione gli attuali rapporti di forza in ogni luogo di lavoro, per tornare ad avere una classe lavoratrice capace di essere classe egemone ed in gardo di lottare e contrattare con le imprese, le scelte sul come si lavora, per cosa si lavora, per quale prospettiva, cercando di cambiare il modello di produzione all’interno dei luoghi di lavoro, quello dei consumi , della qualità della vita… ed infine governare le ricadute di uno sviluppo ecocompatibile nei territori anche attraverso i buoni comportamentei amministrativi nazionali , locali e le buone partiche comportamentali”. 

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