Caso Lonzi, Sel: “Non si smetta di cercare la verità”

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LIVORNO – “Non si smetta di cercare la verità sul caso Lonzi. Si permetta alla magistratura di fare piena luce su questa vicenda inquietante e si attivino, da parte del Ministero, tutte le iniziative necessarie ad accertare le responsabilità dell’amministrazione penitenziaria”. A chiederlo è Sinistra Ecologia e Libertà, con un’interrogazione parlamentare presentata dalla senatrice Alessia Petraglia alla vigilia della mobilitazione contro le ipotesi di archiviazione del caso dopo la riapertura delle indagini nello scorso mese di giugno.
“Domani saremo davanti il Tribunale di Livorno, per testimoniare e dare forza alla battaglia per la verità che da undici anni la madre di Marcello Lonzi conduce in un silenzio inaccettabile – afferma il coordinatore provinciale di SEL Livorno Andrea Ghilarducci – Per contribuire a rompere questo silenzio, SEL ha depositato proprio in queste ore un’interrogazione parlamentare al Ministro della Giustizia, presentata dalla senatrice Alessia Petraglia, per chiedere iniziative concrete atte ad accertare eventuali responsabilità da parte dell’amministrazione penitenziaria”.
“Otto costole rotte, tre denti spaccati, due fori in testa, la mandibola fratturata e il polso rotto. Eppure, per lo Stato e per i referti medici, che pure riportano correttamente il quadro, Lonzi è morto semplicemente per infarto mentre era detenuto l’11 luglio 2003 – spiega ancora Ghilarducci – La riapertura delle indagini dello scorso 27 giugno, dopo due archiviazioni, rappresenta un’occasione fondamentale non soltanto per rendere giustizia alla madre, ma anche per fugare l’atroce dubbio che lo Stato sia colpevole della morte di un uomo che si trovava nella sua custodia”.
“Essere al fianco della madre di Marcello Lonzi, la signora Maria Ciuffi – conclude Ghilarducci – è un dovere civile che SEL sente fortissimo e che condivide con tutte le donne e tutti gli uomini che quotidianamente lottano per l’affermazione di un’idea alta di giustizia, che inizia col porre fine alle disumane condizioni in cui versa il nostro sistema carcerario. Accertare le responsabilità, stroncare le sacche di violenza, contrastare gli abusi rappresenta un primo fondamentale passo per far sì che le carceri da non-luoghi si trasformino in luoghi di riabilitazione e rieducazione, attuando quanto prescritto dalla nostra Costituzione”.

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