Caso Meissa, tutti assolti

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MASSAROSA – ( di Letizia Tassinari ) –  Tutti assolti, in base al disposto dell’articolo 530 secondo comma. Questa la sentenza del giudice Gerardo Boragine, che per le motivazioni si è preso 60 giorni, per il caso “Meissa”, dove a finire sul banco degli imputati erano stati Giacomo Fonio della Iffi, difeso daglli avvocati Maffei e Frati, l’architetto Pedonese, difeso dagli avvocati Lodovica Giorgi e Cristiano Morescalchi, il geometra Lippi, difeso dall’avvocato Cariello, e gli architetti Spartaco Baratti e Luca Gabrielli Luca, rappresentati dall’avvocato Marco Massara.

La vicenda risale a 5 anni fa.  Il 31 marzo del 2010, ad apporre i sigilli al complesso edilizio “Meissa”, in via Papa Giovanni XXIII, di fronte agli uffici distaccati del Comune, dopo che il Gip di Lucca Simone Silvestri aveva disposto il decreto di sequestro preventivo dell’intero palazzo, circa 12mila metri cubi di volumetria,  erano stati gli agenti del Corpo Forestale di Stato e della Polizia Provinciale. Le 63 unità immobiliari sequestrate erano suddivise in 43 appartamenti, di varia metratura e con un valore che oscilla tra i 130 e i 270mila euro, molti già venduti, 9 fondi commerciali, alcuni dei quali destinati ad ospitare la nuova biblioteca comunale, e 9 uffici. Cinque invece furono le persone iscritte nel Registro degli Indagati, tra cui l’ex dirigente dell’ufficio urbanistica del comune Simone Pedonese, già coinvolto nello scandalo dell’ex Tropicana a Bozzano, per il quale la Procura di Lucca aveva ipotizzato il reato di abuso di ufficio. Insieme all’ex dirigente comunale furono indagati i due architetti responsabili della direzione dei lavori, Luca Gabrielli e Spartaco Buratti , accusati di abuso edilizio assieme a Giacomo Fonio, legale rappresentante della Iffi spa di Viareggio, ditta costruttrice dell’opera, e Manrico Marianelli, proprietario dell’ex calzaturificio “Massarosa”, trasformato in unitaà immobiliari. Secondo la Procura, in base a quanto previsto dalle normative sull’edilizia, non doveva essere rilasciata la concessione per costruire.

Durante l’operazione di sequestro, in uno degli appartamenti, cui non era stata ancora rilasciata l’abitabilità, erano state trovate due persone che avevano affermato di aver già arredato la casa, effettuato gli allacci e di viverci da circa una settimana. Gli agenti di polizia giudiziaria avevano anche perquisito gli uffici comunali dove erano stati sequestrati numerosi atti tra cui il progetto dei lavori, al centro dell’inchiesta.

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