Cave e attività estrattive, Forza Italia: “Una legge colma di criticità”

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FIRENZE – Stamani, in Terza Commissione, è iniziata la discussione sulla proposta di legge sulle attività estrattive presentata dalla Giunta regionale. “L’ennesimo esempio della cultura dirigista e intrinsecamente illiberale a cui si ispira l’azione della sinistra toscana. Una legge colma di criticità, motivo per cui abbiamo presentato 7 emendamenti”. Questo il commento che arriva dai consiglieri regionali di Forza Italia Giovanni Santini, capogruppo, Jacopo Ferri e Nicola Nascosti, vicepresidente della Terza Commissione.

“In particolare, l’articolo 32 della proposta – spiegano gli esponenti azzurri – prevede che tutte le cave diventino pubbliche. Nel caso delle cave attive nel comune di Carrara, da secoli, il 35% delle cave presenti sono private. L’intento della proposta di legge è quello di espropriare le cave ai privati senza neppure prevedere un indennizzo. Un articolo fortemente in contrasto con la nostra Costituzione che, vogliamo ricordarlo, garantisce e difende la proprietà privata. Ancor più paradossali sono le motivazioni che giustificherebbero tale azione statalista e pubblicista – proseguono i consiglieri forzisti – e cioè l’iniqua redistribuzione dei redditi generati dal settore estrattivo, la bassa consistenza occupazionale delle attività a valle, il modesto flusso di incassi per l’amministrazione comunale. Falsità facilmente da svelare: negli ultimi 10 anni i contributi del settore del marmo a favore del comune di Carrara sono passati da 5 a 18 Ml di euro l’anno. Significative risorse, se pensiamo che il comune ha contratto dei mutui per la realizzazione della Strada dei Marmi per un ammontare pari alla metà di quanto percepisce annualmente dalle aziende”.

“Altro punto critico della proposta di legge – dichiarano Santini, Ferri e Nascosti – è il tempo limitato della concessione, cioè 20 anni, una previsione particolarmente pesante e restrittiva, così come appaiono discutibili e fortemente discrezionali i criteri individuati per assegnare le concessioni (art. 33) con pregiudizio di certezza ed imparzialità nelle relative procedure. Troppo esiguo è anche il periodo transitorio per le concessioni in atto, periodo che dovrebbe tutelare gli investimenti non ammortizzati nei macchinari e nei lavori degli attuali concessionari. E poi – rincarano – l’impostazione della tassazione sui prodotti delle cave contiene una serie di pasticci logici ed economici. Per non parlare del peso degli oneri amministrativi, a dispetto dei continui richiami alla semplificazione”.

“Forza Italia – chiosano Santini, Ferri e Nascosti – ha predisposto significativi emendamenti alla proposta, che se approvata così come presentata dalla Giunta significherebbe la fine per il distretto lapideo. La Toscana sta correndo un gravissimo rischio, al di là delle difese professorali del Governatore. Non si tratta di una questione lessicale o grammaticale. Il vero problema è culturale. E’ normale che un comunista, seppur democratico, voglia pubblicizzare tutto, voglia limitare lo sviluppo imprenditoriale privato, voglia determinare dall’alto i prezzi, i consumi, i prodotti in una pianificazione centralizzata. Per questo motivo il Piano del Paesaggio, così come la proposta di legge sulle attività estrattive, sono figlie della stessa cultura comunista, statalista, ultra ambientalista. Da parte nostra ci sarà il massimo sforzo per modificare questi atti, e se non ci riusciremo faremo di tutto affinché non siano approvati in questa legislatura. La speranza rimane quella di vincere le prossime elezioni regionali per dare ai problemi della Toscana le giuste ed opportune risposte”.

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