Cave, Rossi: “Regole nuove per tutelare l’ambiente e dare più valore alla risorsa marmo”

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CARRARA – “Le cave sono parte del paesaggio apuano, l’abbiamo scritto nel Piano. E non siamo contrari all’attività estrattiva, siamo anzi convinti che essa sia un tratto distintivo di questa parte della Toscana. Però dobbiamo regolarla, questo sì. Ed è questo che abbiamo fatto con il Piano del paesaggio”. Così il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, intervenuto stamani a Carrara all’iniziativa della Cgil “Piano paesaggistico, il confronto oltre le urla”. Presenti all’incontro anche i sindaci di Carrara, Angelo Zubbani, di Massa, Alessandro Volpi, di Seravezza, Ettore Neri, il segretario regionale della Cgil, Alessio Gramolati, lo storico dell’arte Tomaso Montanari, il presidente dell’Associazione industriali di Lucca, Claudio Romiti, il presidente della Cooperativa Gioia, Anselmo Ricci.

“Quello che ha portato all’adozione del Piano – ha proseguito Rossi – è stato un percorso lungo, che ha visto un confronto ampio di posizioni e proposte. Ci sono state discussioni, anche vigorose, con i comitati, con i gruppi di interesse, con gli imprenditori, i lavoratori, gli amministratori locali. Poi, alla fine, come è suo dovere, la politica ha deciso. Ora, prima della definitiva approvazione, c’è tempo sino a fine settembre per presentare osservazioni. Il mio auspicio è che questa fase consenta di accrescere il consenso intorno a questo fondamentale strumento e alle sue scelte innovative”.

“C’è un precedente – ha detto ancora – che aiuta a comprendere il senso del lavoro che abbiamo fatto. Mi riferisco al distretto del cuoio e della pelle di Santa Croce, dove siamo riusciti a produrre una vera svolta proprio grazie alle battaglie ambientali che sono state fatte. E il risultato, oggi, è che lì si producono pelli, tanto invidiate nel mondo, senza inquinare e riutilizzando le acque depurate senza più attingere alle falde. Tutto questo – ha sottolineato – grazie appunto a regole nuove e all’impegno di imprenditori, lavoratori e istituzioni che hanno saputo lavorare insieme. Penso che questo modello possa, con dovuti adeguamenti e accortezze, essere un riferimento prezioso”.

“L’attività di coltivazione delle cave – ha spiegato il presidente – va allora regolamentata in due sensi. Dal punto di vista dell’impatto ambientale, paesaggistico ed estetico, è bene non “scapitozzare” le cime delle montagne e non distruggere i crinali, almeno quelle sopra i 1200: una cosa che del resto dice anche il decreto Galasso, una vecchia norma di tutela del paesaggio del 1985. Pensiamo poi che sia giusto che il marmo venga lavorato in gran parte in zona e non esportato per la lavorazione all’estero. Per questo abbiamo fissato un obiettivo: entro il 2020 almeno il 50 per cento venga lavorato in loco, per dare a questa zona più occupazione e più specializzazione. E questo – ha concluso – contribuirà a dare ancora più valore al nostro marmo”.

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