Chiusura Ospedale Psichiatrico Giudiziario: “In Toscana deve nascere un’unica residenza sanitaria su cui investire”

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FIRENZE “A pochi giorni dalla chiusura dell’OPG trovo estremamente preoccupante che ancora non sia chiara la futura collocazione del detenuti. E’ inammissibile che il problema possa ritenersi risolto con lo spostamento di 12 di loro dalla struttura di Montelupo Fiorentino a quella di Volterra e per i restanti 18 non aver previsto ad oggi alcuna destinazione certa. Per chi non lo sapesse si tratta di persone che hanno da scontare una pena grave e molti di loro sono stati dichiarati dal giudice soggetti socialmente pericolosi. Serve una soluzione univoca che non passi dalla soluzione semplicistica di dislocarli dove capita”. Questo il commento della Capogruppo di Popolo Toscano Marta Gazzarri, sulla chiusura dell’ospedale Psichiatrico Giudiziario di Montelupo che chiuderà i battenti il prossimo 31 marzo. La Regione si sta già organizzando per il trasferimento dei detenuti-pazienti nelle altre strutture del territorio e, dalle notizie apparse sulla stampa, si parla dell’apertura a Volterra di un primo modulo residenziale sperimentale ad altà intensità assistenziale per i pazienti-detenuti con disturbi psichici. “Dobbiamo poter creare un’unica residenza sanitaria nella nostra regione- ha spiegato Gazzarri – sulla quale investire. Solo così verranno razionalizzati i costi valorizzando un’unica struttura di eccellenza per la Toscana”. “Sappiamo – ha poi concluso la Capogruppo – che la legge prevede che i detenuti – pazienti dovranno rientrare nelle loro regioni di appartenenza. Ma, proprio per la particolarità della pena che dovranno scontare, è importante creare un unico complesso sanitario specializzato in linea con altre strutture ospedaliere, presenti sul nostro territorio. Viviamo in un mondo sempre più globalizzato e non possiamo dare spazio ad alcun tipo di provincialismo.  Quel criterio di vicinanza territoriale al luogo di residenza a cui hanno diritto i detenuti è per forza di cose garantito. La Toscana oggi è facilmente percorribile da una parte all’altra e qualsiasi luogo scelto per ospitare la struttura risponde al criterio della prossimità territoriale.  Dobbiamo invece guardare ad una soluzione che punti ad assicurare un percorso di qualità per quei pazienti che devono intraprendere un lungo cammino di reinserimento nella comunità. Questa deve essere la priorità”.

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