Colpo in villa da 120mila euro, il palo incastrato dal Dna finisce in cella

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LUCCA – Nella notte del 4 agosto 2013, un manipolo composto da tre soggetti si introduceva nella villa di proprietà di Luca Marianetti a Capannori, frazione  Badia di Cantignano, rompendo la rete di recinzione del giardino, forzando due porte dell’abitazione (mediante l’utilizzo di un mezzo agricolo presente in cortile, necessario pioché trattavasi di infissi “rinforzati”) ed infine smurando una cassaforte dal peso di 10 quintali, che veniva caricata su un fuoristrada -anch’esso di proprietà del Marianetti – a bordo del quale gli autori del reato facevano perdere le loro tracce. I malfattori, spiega poi il maggiore Giangabriele Affinito, si premunivano inoltre di danneggiare l’ impianto di registrazione predisposto per la videosorveglianza dell’area. Il valore dei beni asportati, composti da monili in oro, numerosi orologi da collezione e denaro contante, veniva stimato in oltre 120000 euro.
I filmati registrati dall’impianto di video sorveglianza hanno permesso di appurare che gli autori del furto erano in tre, travisati da passamontagna e con i guanti calzati. Un capillare sopralluogo effettuato sulla scena del crimine ha consentito poi di rinvenire tracce biologiche sicuramente riconducibili ai malfattori, che, debitamente repertate venivano inviate al Reparto Investigazioni Scientifiche di Roma per gli accertamenti tecnici del caso e che restituivano, a
stesso arco orario in cui è stato perpetrato il furto, era stata notata un’autovettura sospetta con a bordo una persona, nascosta tra i cespugli a poca distanza dal terreno circostante la villa depredata seguito delle analisi, un unico profilo genetico non ancora censito nella Banca Dati del DNA.

unnamedGli accertamenti hanno consentito di ricondurre tale automezzo a personaggi gravitanti nel campo nomadi di Maggiano, ed in particolare a Monali Glaudi, nato a Lucca il 9 giugno 1976, soggetto già noto per reati contro il patrimonio.
Le investigazioni condotte successivamente, mediante l’effettuazione di servizi di pedinamento e di idonee attività tecniche, hanno permesso di accertare il coinvolgimento del Glaudi in ulteriori furti perpetrati nel territorio del compitese, nel corso dei quali i ladri avevano fatto nuovamente ricorso all’autovettura già segnalata. Pertanto venivano eseguite alcune perquisizioni domiciliari a carico di vari appartenenti al campo nomadi in disamina, a seguito delle quali venivano rinvenuti televisori, telefoni e computer risultati a loro volta oggetto di furti avvenuti nella provincia di Lucca nel corso del 2014, che venivano pertanto restituiti ai legittimi proprietari; nello specifico, presso l’abitazione di  Monali Glaudi venivano sequestrati un paio di passamontagna e dei guanti che apparivano compatibili con quelli calzati dagli autori del furto in villa, nonché due radio ricetrasmittenti che potevano essere state utilizzate per le comunicazioni tra il palo a bordo dell’autovettura ed i restanti componenti del gruppo. Nella circostanza, stanti i numerosi indizi raccolti a carico del Glaudi, i militari dell’Arma inviavano un campione biologico di quest’ultimo al Reparto Investigazioni Scientifiche di Roma affinché venisse comparato con quello rinvenuto nella villa del Marianetti. Tale comparazione permetteva infine di acquisire che i due profili genetici risultavano perfettamente sovrapponibili e che dunque le tracce repertate nell’abitazione fossero da attribuire proprio a Monali Glaudi senza alcun dubbio.
Le varie risultanze investigative venivano infine refertate all’Autorità Giudiziaria di Lucca che concordando pienamente con gli elementi raccolti otteneva l’emissione da parte del G.I.P. del Tribunale di Lucca un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti del palo, eseguita nel pomeriggio di ieri.

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