Concorsi truccati e docenti in manette, il rettore di Firenze: “Ferite per l’Università”

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FIRENZE – “Notizie come questa feriscono per prima la comunità universitaria e gettano un’ombra sul lavoro e sull’impegno di tanti docenti e ricercatori e, in generale, sulla stessa Università italiana. Ho fiducia che la magistratura faccia al più presto luce sull’accaduto e accerti le responsabilità personali”. Così, in una nota, il rettore dell’ateneo fiorentino, Luigi Dei, commenta quanto emerso finora nell’ambito dell’indagine sui concorsi truccati all’università ( LEGGI ANCHE: Corruzione, 59 indagati: 7 arresti e 22 misure interdittive tra docenti universitari ). “Prendo atto – spiega Dei – dell’inchiesta avviata dalla Procura della Repubblica di Firenze che riguarda il concorso nazionale per l’abilitazione scientifica universitaria all’insegnamento nel settore del diritto tributario e del fatto che, nell’ambito di tale inchiesta, risulta indagato anche un professore dell’Università di Firenze”.

“Il professor Augusto Fantozzi è completamente e indubitabilmente estraneo ai fatti in contestazione in primo luogo perché era già andato in pensione all’epoca degli avvenimenti oggetto di indagine. La sua integrità è altresì testimoniata da una limpida e unanimemente apprezzata carriera accademica”, afferma l’avvocato Antonio D’Avirro, difensore di Fantozzi. “Il professore sarà lieto di fornire tutti i chiarimenti necessari nell’incontro con i magistrati, che auspica possa avvenire il prima possibile”.

Da quanto emerso dall’indagine delle Fiamme Gialle fiorentine, coordinate dalla Procura, sarebbero stati scelti in base alla regola del ‘do ut des’, uno scambio di favori tra commissari, i vincitori del concorso per l’abilitazione scientifica nazionale all’insegnamento nel settore del diritto tributario. Sempre secondo quanto emerso dalle intercettazioni eseguite nel corso delle indagini condotte dalla GdF che hanno portato all’arresto di 7 docenti, tra i commissari vigeva un “patto”, un accordo per scambiarsi reciprocamente i voti e favorire i candidati ‘sponsorizzati’ da ciascuno. “Non è che non sei idoneo… Non rientri nel patto”, questa la frase, secondo quanto si legge nelle carte, che un ricercatore dell’Università di Firenze, la cui denuncia ha fatto scattare le indagini, si sarebbe sentito rivolgere da un docente dell’Ateneo fiorentino, che lo invitava a ritirarsi dal concorso, il cui superamento è necessario per l’accesso ai bandi da docente di prima e seconda fascia. In cambio sarebbe stato promosso alla tornata successiva. “Non sei nella lista”, afferma il professore durante il colloquio, invitando il ricercatore a ritirare la candidatura e spiegandogli che non sarebbe stato comunque scelto. “Non siamo sul piano del merito – spiega -, ognuno ha portato i suoi”. Il docente accusa poi il ricercatore di non rispettare “il vile commercio dei posti”. Dalle indagini emerge che l’esito dei concorsi sarebbe stato regolato da una mera logica di spartizione territoriale: il commissario riceveva l’ok all’abilitazione del proprio protetto – di solito un allievo o associato del proprio studio professionale – solo promuovendo i candidati sponsorizzati dagli altri.

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