Controlli ambientali e sicurezza sul lavoro: i dati Arpat del 2014

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FIRENZE – Erano 80 quelli programmati, ma ne sono stati effettuati 95, focalizzati su tessile, rottami, vivaismo e rifiuti liquidi trasportati su gomma. Parliamo dei controlli ambientali e sanitari che sono stati effettuati in un anno nell’ambito del progetto speciale voluto dal presidente Enrico Rossi per potenziare le indagini utili a contrastare il fenomeno dell’economia illegale in alcuni settori produttivi della Toscana.

La mappa ha visto 32 controlli in provincia di Prato, 14 a Firenze, 8 a Pistoia, 5 a Livorno, 5 a Pisa, 4 nel Comprensorio Empolese Valdelsa, altrettanti a Lucca, Piombino, Arezzo, 3 a Massa e Carrara, a Siena e a Grosseto.

“Questi risultati – commenta l’assessore regionale all’ambiente Anna Rita Bramerini – sono la prima tappa del progetto di controlli svolti da Arpat che proseguiranno anche nei prossimi due anni. Il lavoro voluto dal presidente Rossi e svolto finora è importante, capillare e approfondito al punto da aver svolto più controlli di quelli che erano in programma. Dobbiamo continuare su questa strada, senza lassismo per i comportamenti non rispettosi delle regole ma favorendo, proprio tramite le indagini, la legalità che si diffonde facendo conoscere la via corretta a chi vuole mettersi in regola. Vorrei comunque ricordare che questo progetto rappresenta un’attenzione particolare che la Regione ha voluto concentrare su una materia complessa e delicata, e rientra nella regolare attività di monitoraggio ambientale che Arpat fa ogni anno con oltre 3500 controlli”.

“Il progetto speciale di ARPAT contro ‘economia sommersa, l’elusione e l’evasione – ha detto, illustrando i risultati, Giovanni Barca direttore generale dell’Agenzia per la protezione ambientale della Toscana – è partito a maggio scorso e durerà tre anni. Ha l’obiettivo di controllare la gestione dei rifiuti in alcuni settori di attività produttive e di servizio, attraverso indagini, ispezioni, controlli analitici, e soprattutto l’incrocio e la valutazione dei dati e delle informazioni inerenti le fasi di raccolta, trasporto, recupero, riciclo e smaltimento. Molto importante, anche in termini di crescita del modo di operare dell’Agenzia, è stato il lavoro “a rete” necessario anche fra le varie strutture ARPAT, per “seguire” i rifiuti, che si spostano nei diversi territori, a volte al solo scopo di eludere le norme. Per dare attuazione all’incremento dei controlli ambientali pre visto, l’Agenzia ha effettuato l’assunzione a tempo determinato di cinque giovani tecnici della prevenzione ambientale”.

Partito a maggio scorso, il progetto condotto da Arpat che durerà tre anni, ha l’obiettivo di controllare la gestione dei rifiuti in alcuni settori di attività produttive e di servizio, attraverso indagini, ispezioni, controlli analitici, e soprattutto l’incrocio e la valutazione dei dati e delle informazioni inerenti le fasi di raccolta, trasporto, recupero, riciclo e smaltimento.

Delle 95 ispezioni, 55 sono state condotte in collaborazione con altri enti (come Asl, Dogana, Vigili del Fuoco, Comune, Provincia) 50 in collaborazione con le Forze di Polizia (Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia municipale e provinciale, Corpo forestale), 24 in autonomia.

In particolare, i controlli hanno portato a 24 sequestri, di cui più del 50% nel tessile (13) e il 20% nei rottami (6). 31 le deleghe all’Autorità giudiziaria e di queste l’80% riferite solo alle province di Prato e Firenze (18 nel tessile e 9 nei rottami).

Per quanto riguarda le irregolarità per tema, la maggior parte, 79, hanno riguardato la gestione dei rifiuti che ha portato a 51 comunicazioni di reato e 28 sanzioni amministrative.

Tessile

Per il settore tessile il progetto consolida e sviluppa un sistema di controlli già attivi sul territorio della provincia di Prato e che riguardano le varie fasi di lavorazione del comparto produttivo (tintorie, rifiniture, stamperie, gruccifici, lavanderie, confezioni, ecc.).

I provvedimenti sono arrivati soprattutto per inottemperanza delle prescrizioni nella gestione dei rifiuti, dalla compilazione dei formulari, alla mancata igienizzazione, fino all’import export dei rifiuti non pericolosi.

Un’attenzione particolare è stata dedicata ai gruccifici, attività che è molto cresciuta con il progressivo aumento dell’attività di confezioni da parte delle comunità cinesi. Il problema principale si è rivelato quello delle maleodoranze che derivano dall’uso di grandi quantità di solventi, spesso di scadente qualità, che determinano problemi per i lavoratori e per chi vive in prossimità degli insediamenti.

In seguito all’attività di controllo tutte le aziende hanno iniziato la regolarizzazione anche per gli aspetti ambientali con l’adozione di misure di contenimento delle emissioni. Da rilevare che nel territorio dei comuni di Prato e Montemurlo sono calati gli esposti.

Nelle tintorie – una delle attività più rilevanti del distretto del tessile con l’uso di ingenti risorse idriche, prodotti chimici e una rilevante produzione di rifiuti – si è fatta largo negli ultimi 5 anni l’imprenditoria cinese. Anche in questo caso numerosi gli esposti per maleodoranze dovute a emissioni dei solventi. Più di 20 aziende si sono regolarizzate sotto il profilo autorizzativo con l’adozione di sistemi di abbattimento, buone apparecchiature, e passaggio all’uso di solventi di buona qualità.

Per rifiuti tessili e indumenti usati si è registrato un calo di attività perché, in seguito alla normativa comunitaria, il settore ha subito una forte delocalizzazione nei paesi dell’Est, anche se il distretto pratese resta ad oggi un centro nevralgico per l’import export degli indumenti usati. Questa pratica registra irregolarità per la gestione degli scarti prodotti dalle confezioni (quasi tutta effettuata dalla comunità cinese), la gestione della filiera della raccolta di indumenti usati che ha fatto registrare in vari casi la mancanza di cernita, di igienizzazione, la mancanza di autorizzazioni e il mancato rispetto degli adempimenti per la gestione dei rifiuti. Molto importante si è rivelata la collaborazione con altri soggetti come la Agenzia delle dogane e il Corpo forestale sotto il coordinamento della magistratura. La Provincia di Prato ha standardizzato e semplificato la procedura, ad oggi accettata senza difficoltà, che in pochi mesi ha fatto registrare il rilascio di circa 30 procedure di notifica per la spedizione transfrontalera.

Rottami

L’attività ha interessato centri di raccolta rottami di vario genere e una serie di soggetti che conferivano abusivamente rottami a centri di raccolta o erano destinatari di materiali che non potevano essere trattati fuori dal regime dei rifiuti.

Tra le irregolarità, è stato rilevato un “sommerso” nella gestione dei rifiuti metallici prima del conferimento nei centri specializzati ed è stato ipotizzato in alcuni casi il traffico illecito di rifiuti. Premessa che può consentire pratiche illecite che vanno dalla ricettazione al trattamento irregolare (combustione, abbandono, sversamento).

Vivaismo

I controlli nelle aziende che eseguono trattamenti fitosanitari per conto terzi hanno evidenziato una diffusa inadeguatezza nel rispetto della normativa in campo ambientale e sanitario, in partcolare per uso di locali e macchine che possono generare condizioni di pericolo per la sicurezza e la salute dei lavoratori esposti e per l’impatto ambientale. Riguardo a questo ultimo aspetto vi sono rischi sia in virtù del rilevante consumo di fitofarmaci, sia per altre condizioni generali come la carente formazione del personale o l’inadeguatezza dei mezzi. Non sono state riscontrate illegalità legate ai temi connessi con l’economia sommersa, l’evasione e l’elusione.

Liquidi

Tre i profili in cui si è articolata l’attività di controllo: la verifica della regolarità di gestione dei rifiuti in generale, le modalità di gestione adottate dagli autospurghi e la gestione degli extraflussi da parte degli impianti centralizzati di depurazione. In tutti e tre gli ambiti si sono registrate irregolarità varie nello smaltimento ma, stante la difficoltà di controllare i rifiuti liquidi e considerato che l’analisi di laboratorio è impegnativa, Arpat ha deciso di proseguire, articolare ed affinare il controllo su tutto il territorio regionale.


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